Intervista a Michelle Ferrari

Ciao Michelle, grazie anzitutto per la tua disponibilità.
Per prima cosa ti chiedo qualche cenno sui tuoi esordi in ambito erotico e hard…com’è cominciato tutto?

Abbastanza casualmente: avevo iniziato con un mio ex a frequentare club prive, lì mi ero molto entusiasmata per il contesto liberatorio di questi posti, la libertà di poter sperimentare diverse fantasie senza sentirsi giudicati. Da lì abbiamo iniziato a conoscere coppie ed entrare nel giro di queste cose un po’ trasgressive, poi ci è venuto in mente, sempre nell’ambito gioco per noi, di fare un filmino in ambito amatoriale: abbiamo contattato su internet quello che poi è stato il mio primo produttore, Marzio Tangeri, abbiamo fatto il video amatoriale con la mascherina, classico – doveva essere una cosa nostra – poi invece mi han proposto se volevamo iniziare la carriera nel mondo dell’hard. Noi ci pensammo per un po’, perché comunque una decisione del genere ti porta ad esporti. Poi però, visto che mi sentivo portata e mi divertivo, ho accettato. E’ una scelta che ho fatto con grande slancio e grande entusiasmo.

In ambito di film come ti sei trovata, è stata una esperienza positiva?
Guarda, son sempre stati tutti molto bravi a farmi sentire a mio agio. Poi nei set c’è tanto rispetto e tanta umanità per chi si approccio per la prima volta, sia da parte degli attori che da parte del regista. Ho avuto anche colleghe del settore più esperte che mi hanno dato dei consigli, ad esempio nella scena anale che era quella che crea più inibizioni. Scopri via via tutti i trucchetti del settore che ti fanno stare tranquilla durante un rapporto sessuale, poi man mano che vai avanti la vivi con sempre maggiore naturalezza, con più sicurezza.

Fin dall’inizio hai fatto film per case di produzioni importanti in Italia…
Erano gli ultimi anni in cui c’erano case di produzione con cui era possibile lavorare, che erano molto attive nel settore, adesso con Internet è cambiato tutto: anche il mio modo di essere nel settore non è più come prima.

Sul piano della qualità dei film?
Anzitutto erano ‘film’ con una trama, un aggancio psicologico ed emotivo prima della scena di sesso.
Adesso invece con internet c’è la singola scena, quindi il modo di guardare il porno è diventato più veloce: uno non si guarda un film porno, ma la singola scena.

Ti trovavi bene in un film ‘tramato’, in cui l’elemento hard veniva a durare non più di tanto, o preferisci l’approccio più vicino alla singola scena?
A me piace di più il sesso amatoriale, devo essere sincera, per quanto alla fine il prodotto può essere migliore – magari per chi lo guarda è meglio un film – da attrice io preferisco delle singole scene, studiate bene, magari con un aggancio psicologico minimo, giusto l’approccio per arrivare alla scena del sesso. Preferisco come ti dicevo la singola scena amatoriale, poco patinata, odio le posizioni statiche – nel porno mi ritrovavo sempre a fare le solite quattro posizioni a parte qualche regista che ci metteva un po’ più di fantasia, infatti alla fine ho detto ‘nooo, basta così’: uso la mia esperienza per iniziare ad autoprodurmi, a fare qualcosa da me. Il bello di internet è che puoi provare a fare il tuo prodotto e lanciarlo nel mercato.
In questi film qua era diventato tutto un po’ monotono, alla fine le scene di sesso erano troppo scontate. A me piacciono le cose improvvisate, infatti nel mio sito ho proposto molte cose amatoriali, facendo casting con persone ‘normali’ come ad esempio in ‘Se partyamo’ che è un viaggio in camper in cui facciamo cose trasgressive in situazioni di vita normali.
Una scena che è piaciuta tanto – che poi non è neanche una scena, più un gioco erotico – è la scena con una mia amica in cui improvvisiamo un rapporto orale in autogrill, dura pochissimo: è una cosa che è rimasta impressa, una location familiare, ha agganci psicologici reali, una situazione spontanea.

Ho visto anche una scena in cui c’è una rapina simulata…
Esatto, quello però è in realtà virtuale: anche questa è una cosa che sta prendendo adesso, ma vedo che non c’è un totale coinvolgimento da parte di chi fruisce di materiale hard. Secondo me appena si prenderà un po’ di dimestichezza con questa cosa sarà chiaro che il futuro dell’hard è la realtà virtuale, perché hai tutto un altro coinvolgimento. Io l’ho provata, e devo dire che, mentre un film porno non sempre mi eccita, nella realtà virtuale è difficile rimanere distaccati e non essere coinvolti in quello che si sta guardando, è effettivamente molto coinvolgente.

Secondo te il settore del porno sta attraversando una crisi, dal punto di vista produttivo e di mercato?
No, come tutte le cose che per un verso si esauriscono poi hanno una rinascita. Finisce un certo tipo di rappresentazione e se ne crea un altro. Il porno rimarrà comunque per sempre attivo, è un mercato che nn può morire, può solo modificarsi.

Con quali attori e attrici ti sei trovata meglio?
Se ti parlo di scena hard, quello che mi ha lasciato un bel ricordo è stato Francesco Malcom. Come colleghe, per quanto non ci ho girato tanto, il ricordo più bello ce l’ho per il rapporto di amicizia che si è creato fuori dal set perché giravamo per la stessa casa di produzione, per cui si era creato un bel feeling e condiviso tante esperienze al di fuori dei set – abbiamo fatto fiere erotiche eccetera – Luna Stern e Claudia Antonelli, che secondo me è stata una meteora ma importante.

A proposito di attrici, tu hai diverse scene lesbo nella tua carriera, anche varie web scenes…
Un’altra conoscenza importante fatta a livello sia sentimentale che lavorativa è stata Giada Da Vinci, ho sperimentato molte cose con lei anche a livello progettuale – il progetto ‘Se partyamo’ l’abbiamo creato insieme.
Lei mi ha fatto sperimentare cose che io nn avevo mai provato, con lei son riuscita a conoscere altri ambiti dell’hard (bdsm) e poi con lei ho vissuto per un anno una vera e propria relazione.
Con le donne conosciute sui set sono riuscita a costruire rapporti anche al di fuori, le trovavo molto stimolanti ed interessanti anche a livello di testa, mentre invece tra gli attori hard non ho mai trovato un uomo interessante.

Per quanto riguarda spettacoli e fiere come ti poni, ti trovi più libera e disinibita che su film?
Ti dirò, all’inizio ero molto più agitata nei locali. Quando sei inesperta sei automaticamente insicura e più emozionata. L’emozione era più forte con il porno perché vai ad interagire con altre persone, nello spettacolo invece non c’è un vero e proprio contatto fisico, però all’inizio ero molto emozionata. Poi quando capisci quello che il pubblico vuole ti rendi conto che alla fine dai anche molto di più: è molto semplice accontentare il pubblico dei locali di lap dance, ma è bello vedere che le artiste si impegnano sempre a creare un qualcosa che le rappresenti: ogni artista ha un suo modo di spogliarsi, la velocità o la lentezza nel farlo, ha le canzoni che la rappresentano, il modo di coinvolgere il pubblico, è sempre molto soggettivo. Mi piace guardare le altre ed essere guardata, gli occhi di un pubblico desideroso.

Come organizzi una tua esibizione live?
Penso prima al costume che voglio indossare: sulla base del costume decido la musica, mentre per quanto riguarda il modo di spogliarmi cambia di volta in volta in base al pubblico, a quante gente c’è, a chi decido di coinvolgere in quel momento – a volte coinvolgo solo una persona, altre volte una donna…- è inutile programmare in questo senso: mi faccio guidare da quello che succede nella specifica serata.

Problemi col pubblico, ce ne sono stati?
E’ tanti anni che sono nel settore e non ho mai avuto un problema: spesso magari dò molta confidenza perché, non avendo mai avuto esperienze negative, tendo ad essere amichevole, ma in effetti i fans sono sempre stati rispettosi: non ho mai creato distacco col mio pubblico, che è sempre stato rispettoso perché in quel momento la pornostar sta regalando a quelle persone delle emozioni che a loro piacciono. Siamo in qualche modo quello che loro stanno cercando se vengono in questi locali o seguono i film.
Di offensivo cosa mi possono dire, che sono un po’ troia? Non è offensivo perché in fondo un po’ troia mi ci sento effettivamente, per me è un dato di fatto: ho fatto i porno, sono esibizionista, mi piace eccitare la gente, per cui un po’ troia di animo perché mi piace la trasgressione…

Dunque fare fllm e scene è più un lavoro e lo spettacolo è divertimento?
All’inizio mi eccitava tanto la telecamera, il fatto di essere ripresa, il fatto che poi mi avrebbero vista in tanti. Una volta mi è anche successo, proprio quando stavo girando la scena con Francesco Malcom, di essermi eccitata talmente tanto da voler eccitare anche quello che stava riprendendo! Quando mi parte una fantasia provo sempre a concretizzarla…

I tuoi film li hai mai riguardati?
Mi è successo con i primi due, mai per intero, solo la piccola scena. Non mi eccito a rivedermi, non mi interessa, anzi se mi sento gemere, ansimare troppo mi dà fastidio…sarà che poi nel porno devi anche un po’ esagerare con questo ansimare – questa è una cosa che non capisco – ma dato che comunque godevo questa cosa dell’ansimare la esaltavo un po’ perché il regista lo voleva. Non mi piaceva risentire questi gemiti non spontanei.

E ricevere direttive e disposizioni da parte del regista durante una scena?
Se l’attrice sa più o meno quelle che devono essere le inquadrature e capisce come la telecamera riprende, le interruzioni sono relativamente poche. Quando ti interrompono è noioso, per questo amo di più l’amatoriale, la scena sporca ma continua: secondo me deve essere chi riprende che deve spostarsi intorno agli attori, poi gli attori pensano come meglio mettersi, ma tutto deve essere fluido. Mano male che le foto le facevano un po’ prima della venuta, infatti l’attore non so come faceva: in una scena di sesso in cui uno deve ancora venire si fanno queste pose statiche per le foto…anche i servizi fotografici mi annoiavano molto.

A livello di scatti erotici però la foto ti piace..
Certo, le foto così come i fumetti. Ne ho fatto anche uno. I fumetti mi hanno sempre eccitato, ad esempio il manga, i cartoni manga porno. Una volta sono andata a lavorare in un locale, parlando coi miei fans – dò sempre spazio a quelle che sono le loro storie ed ho un rapporto molto aperto – incontro questa persona che mi dice che ha un amico che disegna fumetti.
Da lì mi son fatta dare il contatto ed ho portato avanti la cosa: gli ho descritto la mini trama del fumetto che volevo fare e lui sulla base delle mie foto ha creato il personaggio e devo dire che è stato bravissimo.
Mi piace molto confrontarmi col pubblico che mi segue, è preparato molto più di me ed ha una visione più ampia perché segue anche altre artiste.

Hai scritto due libri, partiamo dal primo: ‘Volevo essere Moana’…
Volevo essere Moana non nel senso vero e proprio della parola, però Moana è stata l’unica che secondo me oltre che fare il porno è stata molto influente come donna e molto carismatica, quindi una donna coerente con la scelta che faceva che ha sempre difeso il settore, mentre tendenzialmente vedi queste attrici che nascono come hard, poi hanno la possibilità di sdoganarsi un po’ e tendono a criticare quello che hanno fatto.
Io son sempre andata in televisione ed ho sempre parlato bene del porno: quando sono andata al ‘Bivio’ diversi anni fa condotto da Enrico Ruggeri e mi chiedevano se continuare la carriera del porno oppure lasciare la carriera del porno ed iniziare una carriera teatrale io non c’ho pensato minimamente; ho deciso di continuare la carriera dell’hard. Non perché il teatro non mi piacesse, ma perché mi dava fastidio che per intraprendere una carriera dovevo per forza distaccarmi da quello che stavo facendo, fare una scelta drastica…

Porno e TV generalista, due universi incompatibili?
Sono due ambiti diversi, due pubblici diversi. il porno deve ritagliarsi il suo spazio, però in tv mi dà fastidio l’ipocrisia: non educhiamo la gente che guarda la tv ad essere ipocrita, quindi anziché dare giudizi negativi o fare i finti santi preferisco che di porno non se ne parli proprio. Uno parla d’altro, del tempo, della politica e la tv ha una sua funzione…l’ipocrisia mi dà fastidio.

Il tuo pensiero sulla sessualità: come viverla dentro e fuori l’universo familiare?
Secondo me bisogna fare in modo che l’individuo viva liberamente la propria sessualità, non bisogna dire ‘andiamo tutti nei priva a fare le orge perché è il modo giusto di vivere il sesso’ come non è giusto dire ‘ti amo, sposiamoci e facciamo sesso solo col nostro marito perché nn bisogna tradire’,,,,bisogna imparare a dire il meno possibile, imparare a mettere a proprio agio la persona che hai davanti, a vivere le proprie emozioni.
Nel mio percorso mi sono resa conto che all’inizio mi piacevano alcune cose, poi la mia sessualità cambiava ed avevo bisogno di viverla in un altro modo. La vita in sé non è statica, è dinamica: ogni cosa di cui abbiamo bisogno cambia, è inutile aggrapparsi a concetti che ci danno sicurezza. Uno deve vivere la propria sessualità in base alle pulsioni che ha sul momento senza doversi sentire in colpa: basta con i sensi di colpa verso il padre nostro, mariti, mogli…bisognerebbe togliere dall’individuo il senso di colpa e la paura del giudizio: se tu togli dalle persone queste due cose vanno incontro ad una vita più felice e meno ipocrita.

Se dici ‘senso di colpa’ mi viene in mente quello generato dalla religione…
Religione ed educazione delle famiglie: l’educazione non è altro che un inculcare nella testa dei concetti preconfezionati. Ad esempio adesso che ho una bimba, io vedo che i bimbi sono perfetti: sanno meglio di noi come ci si deve comportare in certe situazioni, sono veramente esseri perfetti se non vengono rovinati, quindi io con lei spero di parlare e rovinare il suo percorso il meno possibile. La figura di un genitore consiste nello stare vicino, dare amore e poi essere da esempio, è inutile educarli a parole perché le parole inquinano la mente delle persone: io ti faccio vedere come vivo e spero di ispirarti cose positive. Impariamo a ispirare gli altri, ispirare non vuol dire condizionare, vuol dire essere fonte di ispirazione: poi uno può elaborare oppure no.

Esiste un porno per così dire educativo da contrapporre ad un porno maschilista con la donna da vedersi come potenziale ‘vittima’?
No, nel porno non ci sono ne vittime ne carnefici; il porno è solo la rappresentazione di certi gusti sessuali che sono tantissimi. La donna sceglierà il porno che più si avvicina alle sue fantasie, non per questo però le fantasie che piacciono all’uomo sono sbagliate, sia per chi lo guarda che per chi lo fa. Nel porno non ti costringe nessuno: a me piace tanto il porno perché è chiaro quello che vai a fare, non ci sono escamotages o cose obbligate. Sotterfugi quali ‘per far carriera me la devi dare’ sono più frequenti in altri ambiti, lo stiamo vedendo oggi con il ‘metoo’: trovi il classico uomo potente che condiziona le donne per far carriera. Il meccanismo del ricatto sessuale esce fuori più in altri ambiti. E’ dove il sesso non è esplicito che ci può essere qualche cosa dietro.

Un breve cenno alla tua candidatura nel 2012 nella lista del Movimento 5Stelle di Spezia (per leggere tutta la storia consultare il link https://www.vanityfair.it/news/italia/2012/01/12/michelle-ferrari-alba-latella-beppe-grillo-movimento-cinque-stelle-spezia)
Il problema fu che fosti individuata come pornoattrice e non fosti più gradita in certi ambiti?

Si perché gli andava bene fintanto che nn veniva fuori la notizia in quel modo lì, poi dopo loro han fatto marcia indietro ed hanno detto che io mi ero inventata tutto, mentre sapevano benissimo di avermi messo nella lista.
Una carriera politica nn mi interessava, però mi faceva piacere appartenere a questa lista perché era un movimento in cui credevo molto, lo vedevo diverso dalle altre classi politiche, poi alla fine son tutti uguali…la cosa comunque nn è nemmeno mai cominciata.

E passiamo al secondo libro, ‘Sesso, Ombre e Pornostar’, che riguarda se non sbaglio le chiamate telefoniche all’agriturismo tuo e di tua madre da parte di persone incuriosite dalla tua presenza lì…
in agriturismo ci siamo autointercettate perché molta gente chiamava perché era interessata a me e veniva a mangiare perché era incuriosita o per ‘fare la foto’, mentre il mio ruolo all’interno della struttura nn è mai cambiato – non è che sono andata a fare la pornostar dentro l’agriturismo, il porno l’ho lasciato fuori – la gente però all’inizio era un po’ spiazzata da questa cosa.
Le telefonate che ricevevamo le abbiamo anche catalogate – ad esempio ‘quelli che non sanno come dirlo’, le abbiamo divise per settori – ricevevamo telefonate di persone che erano in difficoltà a chiedermi se volevo fare rapporti sessuali con loro. Prima di arrivare al dunque la prendevano alla larga, tipo ad esempio se la colazione la portavo in camera…siamo arrivati al fatto che la gente ha difficoltà a chiedermi se io faccio una marchetta, è gravissimo! Se non riescono a chiedere a me se faccio una marchetta, figurati se riescono a chiedere qualcosa alla moglie! E’ proprio un disagio nella comunicazione…
Altre persone sono invece venute all’agriturismo per raccontare i propri gusti sessuali: tanta gente si confidava mentre mangiava, oppure passava di lì, c’eravamo io e mia madre e parlava tranquillamente con noi perché noi toglievamo alle persone la paura del giudizio. Avendo io fatto scelte libere ed avendo anche mia mamma un bella mentalità – è stata in tv dicendo che nella mia scelta non trovava niente di sbagliato perché mi vedeva felice – la gente veniva a raccontare le proprie storie: ad esempio nel libro raccontiamo di un uomo che aveva vita e famiglia normale ma che nel privato amava vestirsi da donna, è stato carino perché è venuto per farci vedere questa cosa.
Tante persone hanno bisogno di condividere la propria sessualità, le proprie fantasie, e il più delle volte sono costretti a farlo al di fuori della coppia perché hanno paura di essere rifiutati. Secondo me la famiglia è importante, però la famiglia deve imparare ad essere veramente ‘famiglia’, a stare vicina alla persona che ama ed accettarla per quello che è. Il rispetto è sentire quello di cui ha bisogno la persona e provare a darglielo, a meno che non vada contro il tuo essere e nuoccia alla tua persona.

Parlando di famiglia, tua mamma è stata senz’altro una presenza positiva per te…
Assolutamente si. Io questa scelta l’avrei fatta comunque, mio padre poi si è allontanato, se si fosse allontanata anche lei certo sarebbe stato più difficile ma l’avrei fatto lo stesso pur vivendolo in maniera più difficile. Avere un genitore vicino ti fa stare meglio ed essere più sicura, è un punto di riferimento valido che ti fa essere più razionale nelle cose e non ti fa fidare di persone che magari possono approfittarsi di te, anche perché io quando ho cominciato ero parecchio giovane, avevo 21 anni.
in base alle proposte che ricevevo sapevo che con lei potevo parlarne sempre e indicare dove e se poteva esserci una fregatura…non so se purtroppo o per fortuna ma io un manager nn ce l’ho mai avuto, ho sempre deciso io quali scene volevo fare, ho sempre scelto tutto (ad esempio la dp nn l’ho mai fatta), ho sempre interagito direttamente con la persona con cui andavo a lavorare.

il tuo sito michelleferrari.tv è diventato il tuo strumento di lavoro principale…
Tanti contatti di lavoro me li prendo da sola. Su Facebook nn leggo tanti messaggi, ho proprio smesso di usarlo. Il sito ha un aspetto più lavorativo. Mentre prima di diventare mamma andavo nelle fiere erotiche, facevo le dirette dalle fiere, creavo video amatoriali, collaboravo con colleghe e colleghi, dopo che ho avuto la bimba mi è inevitabilmente cambiato il ritmo di vita, quindi per ora faccio dirette settimanali abbastanza semplici se non questi video in realtà virtuale.
Nel mondo dell’hard ho un altro progetto di cui non dico niente perché è una richiesta che mi è arrivata da poco, però una novità ci potrebbe essere.

Fiere all’estero vs fiere in italia: quaii differenze hai trovato?
Io sono andata per due o tre anni a Las Vegas e Berlino. Mentre quelle qua in Italia sono molto più festaiole tipo sagra della gnocca, a Las Vegas è più una cosa improntata sul business per i produttori perché comunque ci sono scambi e accordi commerciali, poi c’è un approccio diverso con le attrici: hai il tappeto rosso, i fotografi, la serata di gala come un festival del cinema normale con ragazze viste come attrici, artiste, nn discriminando il settore in quanto porno, dandogli la stessa importanza di un festival di cinema generico. La rappresentazione che dai del porno è bella, pulita, sempre goliardica, qua invece no.
All’estero c’è una mentalità sessualmente più aperta, si godono lo spettacolo in tutta calma, l’italiano invece appena vede un po’ di figa in giro è scomposto, perché in quel momento lì si sta liberando di tutte le censure, è come se stesse impazzendo…la vive come una botta di vita! E’ anche bella comunque questa spontaneità dell’italiano, io in Italia sto bene e non la cambierei con nessun altro posto. Certo, se volessi lavorare nel porno adesso dovrei andare in America o a Budapest perché qua non c’è più niente. Non ti danno neanche la possibilità di organizzarti, adesso se vai a prendere la location per girare un film porno, chi te la dà? E’ tutto più complicato in Italia.

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