Intervista a Francesco Malcom – 1a Parte

C’era una volta, tanti e tanti anni fa, un film porno. Un porno bello, di quelli col racconto e le scene ben girate, che ti faceva divertire oltre ad eccitarti. Era uno di quei porno con grandi attori e scenari suggestivi, per vederlo andavi in videoteca e te lo noleggiavi. E, una volta davanti alla televisione, guardando il film ti imbattevi spesso in un tipo con la faccia da ragazzetto, che si sbracciava e parlava e recitava oltre che scopare. Ecco, avete capito: quel tipo era – ed è – Francesco Malcom. Si, Malcom, una specie di Peter Pan dell’hard, uno che col suo volto inconfondibile ha impresso a fuoco il marchio di ben 15 anni di porno.

Capite bene che questo incipit da fiaba si addice bene alla presentazione del nostro, caso peculiare di ‘personaggio’ resosi necessario alla produzione porno degli anni 90 per ‘quella faccia un po’ così’, quel suo essere scanzonato collegiale scopatore sì, ma con licenza di recita, e per questo insostituibile.

Ecco allora Il Francesco Malcom che mi racconta e si racconta, tra appuntamenti con la storia che hanno scandito la sua carriera e spassosi momenti di ricreazione ‘mnemonica’ tutti da gustare. Meglio dunque sederci, ciascuno al proprio banco, che la lezione incomincia…spiegata e raccontata da questo singolare prof, un po’ Pierino, un po’ Pinocchio (o ‘Penocchio’), sempre pornoattore.

Francesco, mi racconti la tua prima volta?

Io ufficialmente comincio a lavorare il 18 Febbraio 1993 quando feci il mio primo film in assoluto diretto da Franco Ludovisi, si chiamava ‘Incontro a Venezia’ con Simona Valli e fu girato in 35 mm per MG Video.

Io prima avevo fatto un provino con Riccardo Schicchi per il nuovo film di Milly D’Abbraccio, io funzionavo ma lui mi scartò per via della faccia da ragazzino…quindi poi faccio un provino con questa società che si chiama Cassandra, era di un certo Cesare Giromini che aveva organizzato un casting per nuovi attori: io vengo scelto dal regista Franco Ludovisi e neanche un mese dopo mi chiamano a lavorare da protagonista.

Poi andai a fare un sacco di produzioni con Eros Cristaldi, lui mi ospitava a Milano a casa sua ed io ne approfittavo per andare a fare le varie scenette, una volta con Roby Bianchi, una volta con Marzio Tangeri…fino a che Tangeri non mi porta ad un salone gigantesco a Riccione dove c’era il gotha del porno: Rocco Siffredi, Julia Chanel, la stessa Simona Valli…tutte le attrici che io adoravo. 

C’è anche Mario Salieri…io penso: ‘Magari riuscissi a lavorare con lui, ma è impossibile perchè lavora solo con i più grandi…’ Fatto sta che Salieri mi viene presentato, ci scambiamo i numeri di telefono, inaspettatamente mi dice di richiamarlo tra un paio di settimane perchè sta facendo una produzione molto grossa: tutto come in un sogno, come se mi avessero detto ‘hai vinto alla lotteria!’

Questo film era ‘Adolescenza perversa’: c’erano i francesi, Christopher Clark, Joe Calzone…mi prende per farmi fare l’amico del protagonista, che doveva essere uno con la faccia da ragazzetto come me. La parte doveva farla un altro, però non funzionava bene per l’aspetto espressivo: lui faceva solo recitazione, io invece potevo fare sia l’aspetto recitativo che quello hard, quindi alla fine Salieri ha scelto me perchè mi prestavo bene per entrambe le cose.

Tutto questo nel giro di pochi mesi, giusto?

La mia fortuna a livello di carriera è nata perché ho bruciato subito le tappe: a Febbraio ho iniziato a lavorare, 6 mesi dopo ho incontrato Salieri, due settimane dopo ci vado a lavorare insieme. Insomma, mi sono inserito nel giro buono entro il primo anno di attività.

Come ti dicevo, Salieri in ‘Adolescenza perversa’ voleva un attore che facesse sia porno che recitazione, questa cosa funzionò: il film fu visto e in molti cominciarono a chiamarmi, perché io ero l’unico attore nuovo sul mercato rispetto ai soliti. questa figura nuova di uno con la faccia da ragazzino funzionava.

Infatti prendi subito un premio…

Al primo festival di Barcellona io ero in competizione con Rocco, Peter North, Ron Jeremy…alla fine vengo votato me come ‘miglior actor de reparto’, ma io quella sera non ero andato: era così improbabile che potessi vincere che manco me lo avevano detto.

Ad un certo punto a mezzanotte mi squilla il telefono di casa, sento tutta una festa: ‘hai vinto, complimenti, vieni qua!’ ‘Ma qua dove?’ ‘A Barcellona!’ io dissi ‘Ma vaffanculo!’ e riattaccai il telefono. Invece era vero: m’avevano dato il premio!

Ecco, da quel momento io non ho mai avuto problemi a lavorare e da Barcellona in poi, almeno un premio all’anno me l’han sempre dato, spesso per produzioni dello stesso Salieri: del resto all’epoca io ero un suo attore feticcio…

Come funzionava il sistema delle premiazioni?

Le premiazioni avvenivano secondo un criterio meritocratico, ovviamente le produzioni più grosse potevano permettersi una pubblicità maggiore ed avevano quindi più visibilità.
I premi venivano dati alle distribuzioni numero uno nel settore, poi è chiaro che la distribuzione più importante spendeva anche più soldi in promozione, ad esempio nelle riviste di settore, per cui anche in base a quello riceveva dei premi. Rispetto all’AVN americano, all’Hot d’Or i premi erano più ristretti e c’era più competizione.

Salieri dunque ti fa crescere in visibilità in modo esponenziale…

Salieri mi ha dato la visibilità che mi serviva per lavorare in tutta Europa: infatti poi ho lavorato con Christopher Clark che mi ha portato a Budapest. All’epoca Salieri sperimentava delle cose, era un maestro e noi avevamo la fortuna di essere lì. Mario ha creato uno suo stile inconfondibile per situazioni ricorrenti, tipo di ripresa, uso delle luci. C’era tutta una scuola di registi che lo imitava, utilizzando per i film lo stesso cast, direttore della fotografia, situazioni a telecamera ferma, inquadrature fisse. Il suo era un prodotto che vendeva, quindi si era circondato di numerosi registi che a lui si ispiravano, come Max Bellocchio (ma anche Niki Ranieri, Jenny Forte, Tony Dal Duomo) girando film di buona qualità col suo stesso stile.

Che clima si respirava all’epoca tra voi pornoattori?

Se lavoravi nelle produzioni in cui chiamavano I professionisti, sceglievi sempre tra i soliti: c’era JP Armand, Christopher Clark, Richard Longin, Yves Baillat, Joe Calzone…i francesi la facevano da padrone: poi c’erano Rocco, Malone ed io che avevamo un altro carisma ed un’altra riconoscibilità…i francesi li usavano soprattutto per fare scene di sesso, invece Christoph, Rocco, Malone ed io eravamo gli unici che sostenevano i primi ruoli: devi capire che io da un giorno all’altro mi sono trovato ad avere primi ruoli in produzioni importanti soprattutto perché c’avevo ‘sto viso da ragazzino, e potevano chiamare solo me!

Eravamo tutti archetipi di qualcosa: Malone del camionista, io il collegiale, Rocco il modello superstar…

Essendo pochi gli attori, all’epoca cercavano di farti fuori il più possibile: con me questo era difficile, perché io servivo alla produzione: avevo un tratto distintivo ben preciso e non ero sostituibile, anche perché a me piaceva recitare, agli altri attori no: molti volevano solo scopare e si dimenticavano le battute…non parlavano in inglese mentre io volendo parlavo 5 lingue.

Possiamo definire gli anni 90 un decennio d’oro per la produzione porno. Che ricordo hai della tua esperienza?

Io son capitato nel periodo buono, perché i film cominciavano a non essere più in pellicola, poi non andavano più a comprare le grandi star tipo Moana e Cicciolina: i soldi venivano dunque investiti in 10 attrici, 10 attori internazionali, viaggi, location suggestive, bei costumi…quei soldi che risparmiavi per la pellicola li reinvestivi. Le attrici venivano selezionate per la bellezza ma che per altre capacità, tipo la recitazione. Senza avere una preparazione, uno si sforzava di fare al meglio possibile: era una scuola a suo modo.

Un tempo in questo settore oltre ad esserci la creatività c’erano anche budget buoni per togliersi delle soddisfazioni. Io avevo un mercato fatto di film con trama, grosse produzioni.

Erano produzioni ad alto budget: andavamo in belle location e stavamo là 15, 20 giorni, magari c’era la piscina perché nei film serviva o il mare vicino…10 – 15 attrici, tra attori ci conoscevamo tutti, anche perchè dopo 3, 4 anni se ti affermi anche gli attori più esperti di te iniziano a rispettarti, mentre all’inizio te lo facevano pesare.

Con Schicchi comunque quel tuo provino iniziale non fu un addio, ma solo un arrivederci…

Nel 1995 lui si rifà sentire tramite la segretaria: ‘stiamo formando un team per creare una rivista, la Diva Futura Fans Club – mi dice – ed abbiamo bisogno di professionisti.’ Abitando io a Roma, andavo benissimo. 

Schicchi era una persona molto colta, solo che talvolta non sapevi se ti stesse prendendo in giro per via di quella sua risatina…ricordo che era magrissimo, aveva 3 o 4 telefonini nella tasca che gli pesavano, quindi camminava tutto storto…

Per girare metteva dei fondali colorati, bellissimi, quelli dell’epoca dei film di Cicciolina. Il divano invece era sempre lo stesso, bianco con annesse le sborrate di Gabriel Pontello quando ancora non aveva la pancia, cambiavano le attrici. All’inizio si trattava soprattutto di servizi fotografici, quindi le sborrate erano finte. In un giorno noi facevamo almeno 3 scene vere e altre 3 o 4 con sborrate finte. Poi ci mandava a mangiare e ci diceva di camminare, ‘che fa bene ai coglioni’, mentre lui cambiava il fondale.

Ci convocava alle 11, lui veniva alle 14, si cominciava a lavorare alle 16, si finiva alle 2 del giorno dopo, poi ci accompagnava il Via Veneto e ce ne tornavamo a casa. E via così per 3 o 4 giorni…

Così facevamo questi video che non andavano in videoteca ma dal giornalaio, stavano in primo piano, per cui erano molto visibili, e vendevano parecchio.

Riccardo Schicchi riveste comunque un ruolo privilegiato nella tua carriera di attore…

Si, posso definirlo come mio mentore in ambito pornografico, ho imparato a lavorare anche da lui. Riccardo si metteva lì sul set, ti lasciava scopare, poi dopo mezz’ora capitava che tu, girandoti, lo vedessi guardare tutt’altro: magari stava leggendo la Bibbia, non faceva le foto. Allora tu dicevi ‘Riccardo ma…abbiamo già finito’ e lui: ‘Io non ho visto niente…voi magari scopavate, ma io non ho visto niente di bello’.

Un’altra volta, ad esempio, negli studi di Diva Futura circolava un russo, una sorta di tuttofare che si era innamorato di Eva Henger, all’epoca già moglie di Riccardo. Siccome Schicchi si era creato un suo mondo in cui era lui il ‘deus ex machina’ che faceva accadere le cose, aveva deciso di lasciar fare questo russo, illudendolo. Gli diceva ‘Va bene, visto che ti piace ti faccio fare una scena con lei…’ Un giorno succede che questo russo perde la pazienza ed obbliga Schicchi a fargli fare un provino, in cui però lui non funziona…dopo mezz’ora Riccardo gli dice ‘ti sei reso conto che non vai bene, adesso ritorniamo a girare con gli attori veri’. Vedendosi svanire la possibilità di fare una scena con la Henger il russo inizia a boicottare il set: ogni volta che Schicchi scattava una foto, lui spegneva per dispetto le luci. La situazione va avanti così per un po’, noi attori non sapevamo come fare…alla fine Riccardo sbotta, prende ‘sto russo e gli mette letteralmente i piedi sopra la testa dicendo ‘Adesso basta con voi comunisti, non avete capito cosa è la Democrazia! Dovreste imparare da noi, persone libere!’

Ecco, per farti capire il personaggio…questo era Schicchi: lui legava all’ambito della pornografia il concetto di libertà individuale delle persone nel pieno e totale rispetto delle libertà altrui.

Tra l’altro Riccardo aveva aperto un distaccamento della Diva Futura in Ungheria, si chiamava Touch Me Agency, la gestiva Gianfranco Romagnoli. Dopo un anno Romagnoli si è staccato dalla Diva Futura e ha fatto della Touch Me l’agenzia più grande di Budapest capace di fornire attori, attrici, catering, locations..

Restando su Schicchi, mi confermi che i servizi fotografici li faceva lui mentre invece la regia delle scene la delegava ad altri?

Le riprese le affidava ad un filmaker molto bravo che si chiamava Amir, che curava l’aspetto dei video sempre sotto la sua direzione. Quando noi ci dovevamo far drizzare i piselli Riccardo diceva ‘Dai, drizzate ‘sti cazzi!’ e Amir, a cui nessuno aveva chiesto niente, diceva comunque ‘Oh io sono pronto!’

So che c’è almeno un episodio buffo accaduto con Rocco Siffredi in un set di Schicchi…

Siamo sul set di Riccardo, se non sbaglio credo fosse un film con Eva Henger…Schicchi era riuscito a coinvolgere Rocco che però aveva appena fatto un contratto con la Rabbit di Claudio Pesci, quindi non poteva comparire lì. S’era messo allora occhialetti e maschera da chirurgo e pensava di non farsi riconoscere…Rocco stava cominciando a fare una scena – eravamo io, lui, altri attori e attrici ungheresi – quando Schicchi fa uno dei suoi soliti scherzi: fa passare la notizia che il suo ufficio è circondato dai Carabinieri…tutti spariscono dal set come topi. Io non trovavo i miei pantaloni, quindi cerco di rinchiudermi nel bagno, vedevo che c’era qualcuno dietro…spingo un po’ di più e chi ci trovo? C’era Rocco con gli occhi di fuori dalle orbite per la paura, che cercava di mettersi i miei pantaloni, solo che, siccome io sono più alto di lui, non riusciva ad entrarci bene!

Quello era il momento in cui lui aveva smesso di fare l’attore perchè presto avrebbe iniziato con le produzioni, una scenetta ogni tanto però la faceva volentieri…

Nel 1995 partecipi a ‘Don Salvatore – l’ultimo Siciliano’ inaugurando una stagione di film per la regia di Joe D’Amato…

Joe D’Amato era una persona molto amabile, era un signore, sapeva farsi voler bene. Aveva rispetto per tutti sul set. Ricordo che faceva delle battute che facevano ridere: quando c’era il momento della sborrata col pp sul volto dell’attrice lui le diceva: ‘daje daje lecca, faje la scarpetta!’, questa ‘scarpetta’ era diventata un tormentone: tutti avevano imparato che la sborrata finale era la scarpetta, era una sua definizione.

Ricordo che proprio sul set de ‘Il Siciliano’ il figlio di Massaccesi mi disse che, film dopo film, stavo imparando bene il mestiere e che nemmeno Malone, che per me era un mito, era ‘nato’ pornoattore. I primi 3 o 4 anni nel settore sono fondamentali: all’inizio sei super arrapato, poi inizi a capire che questo è un lavoro: se non ti piace stare 5 ore sul set a cazzo duro forse è meglio che cambi mestiere. Se invece sopravvivi, fai l’upgrade.

Tornando ai titoli con D’Amato, erano tutte belle produzioni, dietro c’era Luca Damiano che le produceva, si trattava di film in costume le cui riprese duravano anche 20 giorni.