Intervista a Mia Casanova

Mia, cominciamo parlando del percorso che ti ha portato al debutto nell’hard…
Ho iniziato a fare l’attrice esattamente un anno fa, ma tutto è partito prima. 

Circa tre anni fa, ho conosciuto Danilo Pasquali, uno dei punti di riferimento della fotografia erotica italiana, e ho iniziato a posare per lui quasi per gioco. Non avevo mai avuto nessuna esperienza prima, mi sono buttata, volevo provare qualcosa di nuovo, e devo dire che davanti alla macchina fotografica mi sono sentita subito molto a mio agio. 

Posare nuda mi ha portato a prendere molta più confidenza con il mio corpo e la mia sensualità e, grazie anche a questa nuova consapevolezza di me stessa, poco tempo dopo, insieme al mio compagno (ma spesso anche da sola) ho iniziato a fare spettacoli in webcam. Questa esperienza mi ha portato a interessarmi in maniera più concreta a tutto il mondo della pornografia, e mi ha permesso, poi, di entrare in contatto con Andy Casanova. 

Con Casanova hai fatto dunque i tuoi primi film: per la precisione stiamo parlando di…
‘Cenerentola, una favola moderna’. Ho girato questo film lo scorso maggio, è stata la mia primissima esperienza ed ho iniziato subito con un ruolo da protagonista in un film con trama. È stato un onore per me partire già dall’inizio con questo tipo di produzione,  anche se è stato molto faticoso oltre che bellissimo, perché abbiamo girato tutto in un giorno, 12 ore di riprese filate. Essendo presente in ogni scena, ho passato tutta la giornata a girare, arrivando esausta alla fine. Ricordo che a fine riprese non riuscivo più neanche a camminare, tanto mi facevano male le gambe… 

Immagino: essendo tu ‘main character’ avrai avuto molte scene da dover girare…
Si, nel film ci sono in tutto 4 scene di sesso complete più tutte le parti recitate… come dicevo è stato molto bello ed ho dunque deciso di proseguire, ma ho anche capito di essere maggiormente interessata a lavorare con l’estero, anziché in Italia, più che altro perché qui non c’è una “vera” industria.

A questo proposito come si colloca l’idea della nascita della produzione JustCallMeRyanX?
In realtà questa è un’idea di Ryan, è un sua produzione. Sono molto fiera del percorso che sta facendo e di quello che sta creando, Io ci sono dentro perché, vivendo insieme ed essendo la sua compagna, è molto più semplice il confrontarsi sulle varie cose. Per lui sono sempre disponibile come attrice, però tendo a precisare il fatto che la produzione sia la sua, ogni merito è suo, è il suo progetto. Per quanto mi piaccia contribuire artisticamente ai suoi lavori, il nostro rapporto professionale lo vedo come una collaborazione. 

Per cui tu hai fatto delle esperienze partecipando anche ad altre produzioni, giusto?
Sí! In questo anno, tra grandi produzioni e registi indipendenti, tra porno e fetish, ho girato più di 60 scene.

Andando con ordine, dopo Andy Casanova sono stata chiamata a Praga da Little Caprice per lavorare con la sua produzione. Lei è un’attrice ceca molto famosa, che realizza una tipologia di scene ‘alla Vixen’, molto eleganti e ben strutturate. Loro mi hanno tra virgolette ’scovata’, nel senso che fino a quel momento non avevo ancora un nome nella scena. Gli sono piaciuta subito, così a Praga ho girato 5 scene poi pubblicate sul sito ufficiale. In una di queste c’è anche Ryan: la defezione di uno degli attori con cui avrei dovuto girare ha aperto le porte anche a lui. Sapendo che oltre ad essere il mio fidanzato era anche lui attore, l’hanno inserito nel cast ed è stato talmente bravo che gli hanno dato un posto nel roster.

Quindi se ho ben capito un hard dotato di un accorgimento di eleganza e cura dei particolari…
Esatto. Diciamo che le scene in cui si vede la ragazza messa in mezzo ad un gruppo di uomini, dove sembra non avere il controllo della situazione e si fa fare qualsiasi cosa, dove viene oggettificata, non è proprio il genere di scena che a me piace.

Io nella vita sono una persona piuttosto dominante, decisa, e lo sono altrettanto nelle scene: mi piace dare la sensazione che comunque il gioco (e la scena) sia condotto da entrambi, la ragazza non è lì per essere un “oggetto” dell’uomo ma partecipa attivamente. Di conseguenza prediligo le produzioni che puntano più sull’eleganza della scena. Preferisco anche le scene che hanno un minimo di trama iniziale rispetto al gonzo, proprio perché cosí l’atto sessuale non è fine a se stesso ma lo spettatore viene condotto ad esso attraverso una storia, solleticando anche la mente.

Successivamente, sempre a Praga, ho girato per Public Agent, Fitness Rooms, Massage Room, Lesbea e CzechVR, oltre che per danejones.com. Quest’ultima produzione realizza essenzialmente gonzo, ovvero scene senza una parte narrativa ma si trattava però di una scena di classe, con una bella atmosfera. Pur essendo un gonzo non mancava di eleganza. Mentre CzechVR è stata una delle esperienze più belle dell’ultimo periodo, adoro girare le scene in realtà virtuale! 

Contestualmente a questo, ti sarà anche capitata qualche offerta non consona a questi criteri di preferenza…
Certo. Ma io ho scelto di fare porno perchè a me il porno piace: avevo fortemente voglia di esprimermi in questo campo e ho deciso di trasformare una passione in un lavoro. Non lo faccio semplicemente per i soldi o per la fama. Secondo me in questo mestiere è fondamentale che ognuno mantenga il rispetto per se stesso, nel senso che uno deve fare quello che si sente, senza cedere a fare determinate cose in vista di un guadagno più alto o per la paura di non lavorare abbastanza. Quindi quando mi propongono cose che non voglio fare non mi faccio problemi, rifiuto.

Io lavorerò finché avrò la possibilità di fare le scene che io voglio girare, senza dover scendere a compromessi.

Ad esempio, per il momento ho scelto di non voler girare scene di sesso anale, perché è una pratica che anche nella vita quotidiana non mi piace particolarmente. Più avanti magari capiterà, lo farò quando mi sentirò io decisa a farlo. Per cui, tornando alla domanda, mi è capitato di rifiutare scene anali così come ho rifiutato bukkake. Ho anche rifiutato scene normalissime perché non mi piaceva la produzione che me le ha proposte…

…pratiche più estreme, dunque, che non costituiscono la tua idea di sessualità in generale se ho ben capito.
Ní, nel senso che in linea generale è vero che prediligo cose più soft, ma non direi che le pratiche estreme non costituiscano la mia idea di sessualità. Ci sono alcune cose che semplicemente non mi piacciono, come essere schiaffeggiata, l’anale o il bukkake, e che quindi non faccio, altre, altrettanto hardcore, che invece mi piacciono, come la doppia penetrazione vaginale o le gang bang. 

Non la considero una questione di “estremo”, è più che altro una questione di contesto. 

Le scene di sesso rude o alcune pratiche hardcore mi piacciono, ma devono essere contestualizzate e dipende sempre dal tipo di produzione che me le propone. Ci sono modalità che mi vanno bene e altre che invece non accetterei.

Un discorso di passione, come dicevamo prima, in cui non ti poni il problema di dover accettare sempre, indistintamente quello che ti viene proposto. Per cui operi già una scrematura.
Trovo che accettare cose che non siamo ben propensi a fare sia molto rischioso.

Al di là del fatto che la scena potrebbe non venire bene e che la produzione potrebbe esserne insoddisfatta, ritengo che la sfera della sessualità sia un qualcosa di molto intimo, anche se fatto davanti a delle telecamere. È un qualcosa che tocca le parti più personali del nostro essere.

Fare sul set delle cose che non ci si sente di fare rischia di modificare la propria sessualità anche nella vita di tutti i giorni: è facile provocarsi dei piccoli traumi che poi diventano ricorrenti e difficili da eliminare anche nel privato. Per questo motivo sto molto attenta a fare solo quello che mi sta veramente bene, altrimenti non lo faccio: non voglio rovinarmi la vita o cambiare il modo in cui vivo e percepisco il sesso, per aver detto un sì di troppo.

Tu sei partita con questa convinzione, dunque non si tratta di una presa di posizione causata dall’aver vissuto esperienze negative. Il tuo ragionamento lo potremmo riassumere così, se non sbaglio: ‘Questo settore mi piace, però, onde evitare situazioni spiacevoli anche psicologicamente, accetto solo quello che voglio e di cui sono sicura’.
Sostituirei il “però” con un “e proprio per questo”. Sí, In un certo senso. Essere in questo settore non vuol dire che deve per forza piacerti tutto. Non è cosí. È normale che ognuno abbia dei limiti. Anche una pornostar. Io stabilisco bene i miei prima di trovarmi in situazioni spiacevoli.

Ho iniziato subito con questa forma mentis perché, prima di cominciare a fare porno, c’ho riflettuto per quasi due anni, ragionando in maniera attenta a tutte le eventuali conseguenze di questa scelta, sia psicologiche che sociali. Stiamo parlando di uno stile di vita che in un certo senso ’ti marchia’, quindi quando ho cominciato a pensare di voler fare hard desideravo essere sicura che fosse una cosa che volevo veramente e di cui non mi sarei pentita in un futuro lontano. Qualcosa che, insomma, non mi avrebbe in alcun modo danneggiato sia da un punto di vista psicologico, che verso una mia futura famiglia…mi sono anche chiesta che cosa potrebbe succedere, se un giorno i miei figli dovessero trovare le mie scene su internet…ripeto, è una cosa su cui ho voluto ragionare tanto per poi affrontarla con la giusta maturità e consapevolezza.

Molte ragazze, trovandosi in difficoltà economiche, pensano che questo sia un modo facile per fare soldi e si lanciano nel settore senza rifletterci bene…oltre al fatto che non è così facile fare soldi con questo mestiere, spesso il fatto di farlo senza averci ragionato veramente porta poi la gente a pentirsi e vergognarsi: per evitare che questo capitasse a me, ho cercato di prendere la cosa con responsabilità.

Guardando con attenzione alle produzioni estere, tu proponi la tua figura in ottica appunto internazionale adottando l’inglese come lingua principale per i social, ad esempio…
Io mi pongo in modo internazionale principalmente per un motivo: il mercato. Il mercato internazionale orientato all’uso dell’inglese è ‘infinito’, laddove quello italiano si restringe ad un solo Paese…mi sono direttamente proposta con l’inglese, che conosco abbastanza bene, per poter avere più porte aperte. Inoltre, alcune produzioni estere, molte delle quali americane, sono quelle che io preferisco e a cui conto di arrivare, il ‘mio sogno’ diciamo. Parliamo di produzioni come Puretaboo, Wicked USA, Vixen, Blacked. 

Stando così le cose, l’attività della cam l’hai messa in secondo piano o comunque momentaneamente abbandonata?
Le cam le ho in effetti un po’ abbandonate…devo dirti la verità, nella vita quotidiana sono una persona molto timida, molto riservata. Per me rapportarmi con le persone che non conosco è un po’ difficile, perché finché non ho confidenza, non ho una spigliatezza immediata e naturale. Al contrario, mi sento me stessa e molto a mio agio davanti ad una telecamera. Le cam non sono il massimo, per me, perché mi devo rapportare con una persona che sta dall’altra parte dello schermo, e da un punto di vista mio caratteriale la trovo una cosa difficile. Mi capita però di ricevere delle richieste, ma in quel caso preferisco fare show di coppia con Ryan, anziché da sola.

Affrontando invece l’argomento delle esibizioni in fiere oppure live show nei locali, come ti rapporti?
Di fare spettacoli ci ho pensato moltissime volte, ci sto ragionando, non è una cosa che escludo. Quello che trovo più difficoltoso per me non è fare lo spettacolo in sé, quanto piuttosto fare i privè. Ne ho fatti, in passato – al mio primo BergamoSex lavoravo come ragazza di sala, per cui facevo privè con il pubblico. È un’esperienza che ho trovato faticosa e che mi ha messo molto a disagio, per cui ripeto: lo spettacolo in sé non è una cosa che mi crea problemi, anzi, lo farei con piacere, però ad affrontare il ‘dopo’, che fa sempre parte del lavoro di una sexystar, farei molta più fatica. Al momento comunque sono estremamente concentrata sul mio lavoro di attrice, per cui lo spettacolo non è la mia priorità. L’attrice è quello che voglio fare e quello che mi interessa: le cam, gli spettacoli, sarebbero tutto un contorno…

Ho visto che, durante le scene, sei molto portata ad esprimerti attraverso lo sguardo, l’espressione facciale. Immagino che dal punto di vista della resa di una scena questo sia un valore aggiunto non reperibile sempre e comunque…
Il fatto che tu l’abbia notato mi fa davvero molto piacere, perché questa è una mia particolarità. Ci tengo molto.

L’essere espressiva a me viene totalmente naturale, ma è comunque una cosa a cui faccio particolare attenzione mentre giro. Il fatto è che io penso che ad aprire le gambe siamo brave tutte. Se per essere una brava attrice bastasse solo questo, chiunque potrebbe fare porno. Invece secondo me non è cosí. A mio avviso,  il lavoro dell’attrice hard, non è così differente da quello di una attrice di commedie o film horror, o qualsiasi altro genere di film. Essere una brava attrice non significa solo saper tenere bene una posizione, ma far funzionare tutto quello che può rendere la scena il più credibile ed eccitante possibile, sia nelle intro recitative che durante la parte sessuale.

L’espressività fa l’80% della scena e quello che fa la differenza tra un’attrice e un’altra è proprio la forza espressiva.

Per cui, allargando il discorso, secondo la tua concezione il porno può essere considerato cinema? Mi rifaccio ad una frese di Riccardo Schicchi che a suo tempo ha affermato: ‘ L’hard è rappresentazione dell’atto sessuale. Per me quello è e quello resta. Il compito di fare cinema lo lascio a Francis Ford Coppola’…
Secondo me è cinema per l’80%…il porno è nato per regalare un momento di piacere allo spettatore. È un po’ lo stesso concetto di tutti gli altri generi cinematografici: un film romantico regalerà una lacrima di commozione o il sogno di un principe azzurro, ma fondamentalmente è nato anch’esso per procurare un’emozione. Che uno si masturbi guardando un porno piuttosto che sogni l’amore eterno è la stessa cosa… questo non vuol dire che debba essere o che sia tutto finto, ma è logico che per riuscire nel suo intento ci sia anche una percentuale di costruzione, come lo studio della luce, o ad esempio le posizioni totalmente innatuarali. Basta pensare alla differenza che c’è tra come si fa sesso a casa propria e quello che si vede nei porno, per capirlo. Quindi quello che vedi secondo me è cinema, anche se ’tecnicamente’ oggi non lo è più. A me piacerebbe tantissimo se il porno fosse ancora come vent’anni fa…

Quindi le produzioni che apprezzi sono quelle che, nei limiti del possibile, mantengono un approccio cinematografico…
Si, esattamente. Anche se ormai sono sempre meno. Inoltre sono una di quelle persone che ritiene che la pornografia gratuita su Internet stia rovinando tutto quello che di bello c’era in questo settore, soprattutto sul piano della qualità.

Mi spiego, il fatto è che io, quando vado a girare una scena, lavoro, con il porno ci devo mangiare: quindi così come una persona non si permetterebbe mai di chiedere all’idraulico di riparargli la lavatrice gratuitamente, penso che la gente dovrebbe imparare a pagare per quello che guarda. Dovrebbe capire che la qualità di quello che vede è strettamente correlata alla vendita. Meno spendi, meno qualità avrai perché minori saranno le risorse a cui attingere.

Poi per carità, il discorso in realtà è molto più articolato e bisognerebbe parlare di diversificazione del mercato, questa è solo una sintesi spiccia, per sottolineare un problema cuturale dei nostri giorni, che mi sta un po’ stretto. 

Quali sono allora i tuoi progetti riguardo alla distribuzione dei tuoi contenuti online?
Innanzitutto, le scene che giro per le produzioni esterne, sono in vendita sui loro vari siti. Per quanto riguarda quello che giro in autonomia, attualmente ho un canale ManyVids, in cui fondamentalmente ci sono le scene più “amatoriali” o quelle che ho girato per Ryan. Allo stesso tempo ho anche un canale Pornhub, che però ho chiuso all’Italia perché il nostro è il primo Paese che usufruisce della pornografia gratuita, alla quale, come ho detto, sono estremamente contraria, quindi voglio evitare che i miei video vengano guardati troppo “free”. 

Il fatto è che chi mi segue assiduamente, acquista spesso le mie scene e tra questi ci sono anche molti italiani. Probabilmente, se io aprissi il mio canale Pornhub anche all’Italia, la gente che acquista diminuirebbe, proprio perché gli italiani non hanno insito il concetto della pornografia a pagamento.

È anche vero che dai siti gratuiti si guadagna dalle visualizzazioni, ma la cifra è davvero avvilente e arrivare a fare numeri talmente rilevanti da farti guadagnare bene, è molto difficile. 

Quindi il mio canale Pornhub lo uso più che altro per farmi un po’ di pubblicità. 

Sempre a questo riguardo, sto anche lavorando ad un sito personale con Modelcentro, in cui fornirò contenuti molto esclusivi a chi si iscriverà.

In questo senso va ad inserirsi tutto il panorama dei social a pagamento quali OnlyFans e Fancentro che costituiscono una ulteriore modalità di distribuzione di contenuti, per altro non largamente adottati in Italia…
Io credo che il motivo per cui in Italia canali come OnlyFans siano poco usati sia proprio per il motivo che ti dicevo prima, cioè che l’italiano medio non è ‘educato’ a pagare per ciò che vede. Di conseguenza è difficile che voglia abbonarsi ad una membership per vedere dei contenuti, per quanto esclusivi. In America questa è una cosa ormai sdoganata.

Fancentro è un ‘social’ che sto considerando per Snapchat, non l’ho ancora aperto ma credo che lo farò a breve.  

Parallelamente, però, cerco di gestire sempre professionalmente i miei social “gratuiti”. Il mio profilo Instagram è in modalità ‘privata’, in modo da selezionare manualmente ogni follower, per evitare profili fake fastidiosi ed è un social su cui non ci sono immagini spinte o altro, lí mostro la mia vita. Il modo che ho di pormi e di raccontarmi fa sí che, chi si imbatte in me su questo social, lo faccia sempre con molto rispetto. Ricevo sempre un sacco di domande intelligenti e complimenti. Chi si imbatte in me realizza e capisce quello che c’è “oltre la pornostar”. Questo mi riempie di orgoglio perché il ruolo sociale dei sex workers è un argomento che mi sta molto a cuore. Riabilitare la nostra figura, far capire che questo è un lavoro normale che merita rispetto, tutele e diritti, per non essere più discriminati, è per me molto importante ed è uno dei miei obbiettivi. L’atteggiamento dei miei follower mi fa sentire che è possibile cambiare le cose in questa direzione. 
Le immagini e i contenuti più hot, invece, sono visibili su Twitter, che ha una policy meno restrittiva.

A livello di riprese, quali sono i prossimi appuntamenti già pianificati?
Questo sabato girerò ancora con SpicyLab (la scorsa settimana rispetto a quando leggerete, nda) per delle scene fetish e per Frame Lasckes, una produzione Belga. Insieme abbiamo già realizzato 4 scene tre settimane fa. Ad inizio settimana sarò, invece, impegnata a Milano a girare per GermanScout, una produzione tedesca. Per Giugno ho invece in programma di andare a Budapest dove lavorerò per diverse produzioni, tra cui di nuovo per LittleCaprice.

Ad oggi direi che Spicylab possa essere definita una delle migliori realtà produttive italiane nel settore. Sei d’accordo, secondo la tua esperienza?
In Italia non ho girato con tante persone perché come sai sono più indirizzata verso l’estero, ma posso dire che i ragazzi di SpicyLab sono persone splendide e mi son trovata molto bene. Un’altra questione del porno italiano è che, non essendoci grosse produzioni, spesso non ci si può permettere dei cachet allineati alla media europea. Invece anche dal punto di vista economico Spicylab si conferma una realtà estremamente seria.

Guardando un po’ la scena porno internazionale nella sua trasversalità, esiste a tuo avviso un ambito – e se si, qual’è – definibile come ‘via alternativa’ all’hard mainstream?
Fino a poco tempo fa il ‘porno alternativo’ era considerato quello fatto da persone molto tatuate o con vari piercing, attori dotati di una fisicità un po’ diversa.

Oggi, essendo andato un po’ a decadere l’esclusività dell’aspetto estetico, credo che questo concetto sia tutto sommato caduto, per cui come ‘alternativo’ credo si possa andare a considerare una serie infinita di cose appunto non mainstream, primo fra tutti l’amatoriale. Tra porno mainstream e amatoriale io personalmente preferisco il primo per una questione di qualità. Anche se poi tutto dipende sempre da come viene fatto, e cambia da produzione a produzione.

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