Intervista a Rasputin

Rasputin, la tua figura mi ha incuriosito e sono ben felice di conoscere quello che è stato il tuo approdo al mondo dell’hard…
Io sono più orientato sul fetish che sull’hard: quello da sempre. Ho cominciato quando c’erano le varie riviste ‘Le Ore’, ‘Playmen’… poi mi sono accorto che, più del porno, ero attratto appunto da fetish/bdsm. Sul piano della produzione attiva, come attore, ho cominciato tardi, perché prima facevo tutt’altro.

Ecco, spiegami un po’ il tuo ‘background biografico’ pre-hard allora…
Io mi son laureato in filosofia, volevo fare il giornalista. Ho lavorato in redazione per la rivista ‘Gulliver’, come responsabile dell’ufficio iconografico: tutte le immagini passavano da me e io le giravo poi ai grafici. Questo era il mio lavoro ed anche il mio sogno: un punto d’arrivo diciamo, in quanto volevo fare il giornalista di viaggio che, va detto, non è la vacanza pagata’ come tanti pensano. Purtroppo però l’esperienza è stata breve, perché sono arrivato nella fase del declino di ‘Gulliver’ per cui è durata un anno: nel 2004 la rivista ha chiuso.
Ho collaborato poi con altre riviste, dopo la chiusura della De Agostini Rizzoli Periodici: ‘Flair’, che è una rivista di moda – con tutto che la moda non è assolutamente il mio campo, ho lavorato per ‘Grazia’… va detto che ho cominciato con Repubblica: io son nato in Sicilia, per cui ho approcciato al mestiere per le pagine locali di Repubblica appunto, occupandomi di viaggi ed itinerari così come di festività particolari presenti nella mia zona. Mi son dato da fare presto in questo ambito, già dai 18 anni…

Mi hai parlato poi di una collaborazione con ‘Diario’…
…collaborazione iniziata anche in questo caso con un reportage di viaggio. In pratica ho fatto prima il viaggio e poi mi son proposto: ho ripercorso i luoghi fondamentali delle ultime tappe della vita dello scrittore inglese Bruce Chatwin, ‘scrittore di viaggi’ potremmo dire anche se è molto riduttivo. E’ stato un personaggio molto famoso negli anni ’80…mi sono recato nel Peloponneso, nella stanza in cui ha scritto il suo ultimo libro e via dicendo. A ‘Diario’ ho proposto questo, e da lì è cominciata la collaborazione. Devo dire che l’articolo ebbe anche molto successo, fu acquistato da un giornale francese e da uno coreano, cosa che mi fece molto contento essendo questo il mio primo articolo a livello nazionale. Poi mi son proposto per le guerre, altro obbiettivo che volevo raggiungere: in questo ambito era molto difficile trovare reporter disponibili.

Rasputin durante il live del pluripremiato show ideato da Valery Vita e Trip Conte

Quali sono i posti in cui ti sei recato, come reporter di guerra?
Dal Sud Sahara, che sarebbe il Sud del Marocco – un posto dove c’è una guerra perenne tra Mauritania e Marocco – ho ricoperto un po’ tutta l’Africa del Nord e il Medioriente fino al Kashmir. Tutto questo prima del 2007, anno in cui ho smesso di fare il giornalista. Ho raccontato la guerra nel Sud dell’Algeria, l’indipendenza dell’Eritrea dall’Etiopia, l’Iraq, l’Afghanistan, tutta la guerra del Kashmir, son stato tre volte in Somalia, la fine della guerra dei diamanti in Liberia, la separazione tra ex Zaire e Congo, e proprio in Congo sono stato rapito da dei guerriglieri che mi hanno fratturato tutte le costole. Son riuscito a fuggire in modo un po’ rocambolesco. La terza volta che sono andato in Somalia, nel 2007, per raccontare il post-guerra – che è anche più pericoloso della guerra vera e propria, perché è una fase in cui regna l’anarchia più assoluta – mi facevo ogni giorno cento km all’andata e cento al ritorno da Mogadiscio al focolaio di guerra…tieni conto che questo percorso era continuamente interrotto dai guerriglieri che ti mettevano un tronco d’albero davanti, per superare il quale dovevi pagare… un giorno riesco a passare non essendoci nessun ostacolo, se non che un guerrigliero mi spara contro con un kalashnikov mancandomi ma facendomi perdere il controllo dell’auto, con la conseguenza di finire giù in una scarpata e centrare un albero. A quel punto son finito in coma per due settimane, a cui sono seguiti tre mesi di ospedale a Nairobi, in Kenia. Dopo per un po’ ho ripreso come giornalista di guerra, ma non ce l’ho fatta più… non era paura, era schifo per l’essere umano.

Forse anche stanchezza sul piano morale?
Mettiamola anche così, però con tutti gli orrori e le situazioni che avevo visto e vissuto mi aveva preso lo schifo autentico per gli esseri umani e quello che erano capaci di fare.

Hai quindi interrotto il mestiere giornalistico?
Ho interrotto solo questa parte di giornalismo. Ho fatto poi un po’ di giornalismo culturale collaborando con riviste quali Medioevo e Archeo come freelance, senza riuscire a viverci ovviamente. Per cui ho deciso di far valere i miei titoli di studio: durante l’Università avevo preso una specie di attestato facendo un esame per il ruolo di insegnante di religione…mai e poi mai avrei pensato di trovarmi ad insegnare religione, fatto sta che lo faccio per 10 anni, fino al Giugno dell’anno scorso. Il problema è che io son totalmente ateo (ti capisco, nda)… per cui preferivo insegnare tutte le religioni con un’impronta laica dal punto di vista storico e filosofico, evidenziando ad esempio nel caso dei vangeli le varie contraddizioni e le varie fonti ‘estranee’ che si vengono poi a inserire nel corso dei secoli…l’anno scorso son però cambiate le cose dal punto di vista burocratico, per cui in ottica didattica per l’insegnamento delle religioni sono stati privilegiati i preti, poi i laureati in teologia, poi quelli in scienze religiose…insomma in teoria io, una volta cominciato l’insegnamento, avrei dovuto prendere una laurea di questo tipo: non avendo fatto in tempo a prenderla è da un anno che non insegno più. Ti dico la verità, negli ultimi tre anni non ce la facevo più, forse perché non mi trovavo nell’ambiente ideale: all’inizio lavorando in un liceo c’era l’attitudine al ragionamento e alla logica, poi sono stato spostato in un istituto professionale dove l’interesse era molto minore.

In questo ultimo anno avviene l’avvicinamento effettivo al mondo del porno, dunque, alla produzione di Valery Vita nello specifico. Produzione che, come sappiamo, privilegia un approccio fetish estremo, molto particolare ed esclusivo. Come sei venuto a conoscenza di tutto ciò?
Valery la conoscevo di fama anche prima dell’impronta blasfema che ha poi dato. La conoscevo come attrice di gang bang anziché lesbo ancor prima della fondazione della produzione. Va detto che ho cominciato molto tardi, a 44 anni… avevo contattato Gattina Cris, che ha un locale in provincia di Alessandria, e il mio primo film in realtà è stato un provino a Vercelli: era stato deciso che il video sarebbe stato inserito in rete, la cosa mi andava bene… avevo sempre voluto farlo del resto. Per cui, il mio primo film in assoluto è stato ‘I viaggi erotici di Gattina Cris Vol.9’. Tramite Facebook ho poi conosciuto Valery e Patrick (Trip Conte), questo prima della fondazione della Valery Vita Production. Appena venni a sapere di questa produzione non pensai certo che ne sarei divenuto parte, però cominciai a pensarci su…mi proposi per un provino che però dovetti disdire a causa di una manifestazione in corso nella mia zona che mi impediva di fatto di raggiungere il furgone con cui Valery e il suo staff stavano girando il Nord Italia per fare dei casting…non demordo, ricontattando poi Patrick via messaggio per propormi e vengo prontamente richiamato.

Parliamo allora della tua filmografia per la Valery Vita Production e presenti nel sito pornoblasphemybyvaleryvita.com
Il primo video girato con la Valery Vita Production è stato ‘La Gang dei Peccatori’ – eravamo già nell’Aprile 2018. A livello di comunicativa e di movimenti son piaciuto, per cui ho proseguito l’attività con ‘La Sexy Suora del Porno Oltraggio Vol. 10’, un video bisex – in tutto questo ho dimenticato di dirti che sono bisex – l’abbiamo fatto per provare, per capire se poteva andar bene a livello di pubblico. Abbiamo verificato però che i generi preferiti dagli utenti della PornoBlasphemy restano l’etero e il lesbo…per cui proseguendo con i titoli, ho partecipato a ‘Holy Dirty Mary Vol. 2’ in cui impersono il ruolo di Giuda. Il 15 Agosto del 2018 abbiamo girato ‘Asphyxia’, uno dei nostri film di maggiore successo: bella simbiosi tra di noi, molto estremo. Io faccio la parte di un frate che deve essere ucciso su commissione da Valery, si tratta senza dubbio di uno dei migliori film che abbia fatto la produzione. Dopodiché c’è il mio primo girato gay ufficiale con Trip Conte per la sua OddestGayProduction… la OGP ha dato un’impronta fetish bizarre al genere – piccola parentesi: quando il fetish era ancora tutto un calderone non settorializzato nacquero le figure fondamentali di Bettie Page, il suo manager Irving Klaw e l’illustratore Eric Stanton, personalità fondatrici di questa tipologia di erotismo. Tornando al mio film, ha un titolo che fa un po’ ridere: ‘Hot Dog del Cazzo’ mi pare, che è, direi, più un ‘food fetish’ (ride) Poi il mio settimo film è un piss/scat con Kicca Martini: io impersono un frate moribondo, il genere è clistere/enema.

Per ciò che riguarda le tue preferenze sessuali, ti sei trovato bene nel contesto estremo proposto da Valery?
Io ’sono’ estremo sessualmente. Adesso son single, ma se dovessi trovare la classica ragazza che fa sesso solo con posizione missionaria… non ce la farei a continuare. Quando insegnavo ho avuto una fidanzata che stavo introducendo a questo mondo, frequentavamo locali scambisti, cosa che mi è sempre piaciuta… si stava appassionando, c’era molta intesa a livello sessuale e non, però litigavamo in continuazione e poi ci siam lasciati. Per rimanere invece in tema religioso son stato pure con una ex suora, ma mi è bastato poco: perché anche se sei ‘ex’ la ’suora’ ti rimane dentro (ride)…ripeto, sono estremo come sessualità, non potrei stare con una donna ‘banale’ da quel punto di vista. Ti dico anche questo: un giorno mentre stavamo girando ho detto ‘Sapete cosa mi piacerebbe a livello bisex? Fare una scena in stile GGG (bukkake, nda) in cui la donna sono io!’ e mi hanno risposto: ‘Tranquillo, forse ci arriviamo!’ Chissà, un giorno…

Contestualmente a questo, se tu ti fossi trovato nella condizione di fare del ‘porno normale’ avresti lasciato perdere?
Fosse stato hard classico non mi sarei neanche proposto. L’ho fatto perché sentivo che c’era già un feeling interiore a livello mentale e di sessualità.

In base a quanto detto confermiamo il fatto che la Valery Vita Production è la più estrema in Italia e forse non solo…
Esatto. A questo proposito va ricordato il film più importante a mio giudizio dell’intera scena italiana in questo ambito, il film più estremo che sia mai stato girato in Italia. E’ quello in cui si trova la ‘Triple P’, ovvero l’incontro di Piss-Poo-Puke, pipì/cacca/vomito. Il titolo del film è ‘Extreme Couple Games’, siamo io e Kicca Martini con una musica ecclesiastica molto bella e suggestiva scelta da Valery, a cui faccio i complimenti per questo. Nel video facciamo quello che non è mai stato fatto non solo in Italia, neanche in Europe direi, forse Germania ma non ne son sicuro… in Giappone sicuramente. il famoso film ‘2 Girls 1 Cup’ è l’antesignano del genere ’Triple P’ ed è stato girato in Brasile, è lì che è nata l’idea. Noi siamo gli unici ad averlo fatto in Italia.

…per cui anche nei prossimi tempi ti ‘sdoppierai’ tra le produzioni per Valery e quelle ‘gay bizarre’ per Trip…
Si, oltre ai video bizarre abbiamo fatto anche film di dominazione. Fino ad ora ho avuto la parte dello slave, sia con uomini che con donne: ‘La Sexy Suora del Porno Oltraggio vol.3 serie 2’, un fendom con Valery Vita e Althea, anche quest’ultima persona molto piacevole e solare oltre che bella. Il nostro primo lungometraggio si chiama invece ‘Dark Web’, lì ci siamo un po’ tutti… gli ultimi due invece sono ‘Abuso di Potere’, versione etero (siamo io e Althea) e gay (me e Trip). La trama fondamentalmente è la stessa, cambia però l’ambientazione: nella versione gay Trip è un direttore d’azienda ed io uno che va a questo colloquio di lavoro in cui sono disposto a tutto, quindi ricevo pissing e sodomia.

Rasputin e Trip Conte: tempo di premi…

La tua figura di slave parte anche in questo caso da una condizione di ricettività mentale di certe pratiche, o da dominante o da passivo, no?
In realtà nella vita privata io son switch (in BDSM è switch chi non opta in modo esclusivo per un ruolo di dominante o di sottomesso, nda), posso fare sia dominante che dominato. Nei film sono slave semplicemente perché il mio primo ruolo è stato slave, è andato tutto bene, quindi non ho voluto cambiare: mi hanno detto che come interpretazione di sofferenza e sottomissione funzionavo, quindi siamo andati avanti con questo filone: Rasputin=Slave.

Ecco, un’altra cosa da sapere è il perchè dell’adozione di questo alias: cosa c’è in comune con GrigorIj Rasputin?
Assolutamente niente (ride) Quando abbiamo fatto il primo provino, ‘La gang dei peccatori’, eravamo io ed un altro attore e dovevamo sceglierci un nome… lui è arrivato già con un nome d’arte, e io? Boh… ci penso: quella sera, riflettendoci, mi viene in mente Rasputin… forse perché sono un appassionato dei fumetti di Corto Maltese, dove Rasputin è il suo amico/nemico, il suo ‘miglior nemico’ diciamo, quindi no, con la figura storica del Rasputin consigliere dei Romanoff non c’è niente, non gli somiglio neanche.

Dal punto di vista sessuale in questi video tu sei te stesso ’senza filtri’ di interpretazione…
In realtà la recitazione c’è, il personaggio me lo studio bene quando Valery mi manda il copione. C’è una preparazione, anche perché altrimenti rischi di fare lo slave sempre allo stesso modo. D’accordo, è un ruolo che rischia di omologarti – omologare il tuo modo di parlare, di recitare – però qualcosa di peculiare la devi trovare. Nell’ultimo film ‘La direttrice blasfema e dittatrice’, ad esempio, l’ispirazione m’è venuta dal frate eretico de ‘Il nome della rosa’: Althea mi maltratta, ma se uno ci fa attenzione io non sono così ritardato come appaio su video perché nel risponderle mischio sei lingue contemporaneamente con una certa logica.

Rasputin ‘strapazzato’ da Althea…

Quindi, al di là della ricezione magari ‘onanistica’ che verrà fatta del video, c’è da parte tua un’attenzione ed una cura alla caratterizzazione del personaggio?
Diciamo che in un caso come quello di cui abbiamo appena parlato lo spettatore deve prestare attenzione ed avere anche una preparazione culturale per rendersene conto. Se non ce l’ha non ci posso far niente…

In generale da parte vostra c’è anche un’interpretazione che viene data ‘tra le righe’ nei vari lavori: bisogna essere disposti, da spettatori, a mettersi in gioco non solo a livello di ricezione sessuale ma anche di interpretazione psicologica di quanto viene rappresentato. Un esempio paradossale, ma non più di tanto, potrebbe essere dato dalla visione di un ‘Salò’ pasoliniano: anche lì troviamo scene di scat ante-litteram, torture varie e situazioni visivamente ‘pesanti ed estreme’, eppure tutte rispondenti ad una rigorosa logica concettuale. Qui è un po’ la stessa cosa: il linguaggio studiato è estremo, ma non si tratta di ‘estremo fine a se stesso’…
Esatto. Io poi dò tantissima importanza all’interpretazione. Capisco che all’utente ‘che vuol vedere la figa’ non gliene frega niente della mia interpretazione, voglio comunque essere credibile come attore.

…ed ora tocca a Valery!

Relativamente alle pratiche che hai messo in gioco da performer, sei anche spettatore di questo tipo di hard? Hai delle fonti d’ispirazione o comunque delle preferenze?
Parlando di produzioni, metto al primo posto la Kink: il top del top, orientata su fetish e BDSM. La sede è a San Francisco in una vecchia armeria spagnola: le location sono infatti buie, si tratta di vecchi locali resi suggestivi con i dovuti accorgimenti di scenografia. La GGG è senz’altro un’atra delle mie preferite, la metto al secondo posto: se fossi donna ci andrei ad abitare (ride). Come terza la Legal Porno, che mi piace tantissimo. A livello di attrici che hanno contribuito a creare la mia sessualità cito Annette Schwarz e Bea Schnuckel, quest’ultima più ‘di nicchia’, forse non arriva al metro e 50, molto estrema. Tutt’e due tedesche, quindi.

Altre influenze – letterarie, cinematografiche e quant’altro?
A livello letterario De Sade – quando mia accingevo a leggerlo per la prima volta avevo un po’ paura: essendo così estremo temevo potesse provocarmi danni a livello interiore (ride) il mio libro top è ‘Le 120 giornate di Sodoma’, ci riallacciamo così al discorso Pasolini tra l’altro. Poi anche Bataille. Sul piano pittorico mi piace l’opera di Pierre Klossowski, mentre per ciò he riguarda il cinema i film che hanno contribuito nella formazione della mia sessualità sono ‘Caligola’ del 1979 con Peter O’Toole, ‘Q Desire’ (2011) che tra l’altro ha vinto la Palma d’Oro a Cannes come Premio della Critica, meritevole non soltanto per l’erotismo, con una grande Hélène Zimmer in una scena orale (finta). Un altro film è ‘La Vita di Adele’, un film lesbo molto soft rispetto agli altri due che ho citato. Ho poi anche uno sfogo artistico, a cui ti avevo accennato…

…dimmi pure…
Mi piace molto dipingere. prima mi piaceva parecchio anche scrivere: ho scritto dei romanzi non necessariamente erotici anzi ‘mainstream’ e ‘seriosi’, che comunque non ho mai pubblicato, persi nei meandri della Mondadori. Il discorso pittorico va un po’ meglio: ho appena venduto tre disegni negli Stati Uniti. Io ho cominciato come pittore anche un po’ ‘intellettualoide’ se vogliamo, col tempo mi son spostato sull’erotico. A tutt’oggi non faccio solo erotico comunque: diciamo che sfogo i miei fantasmi interiori. Sul mio Instagram trovi soprattutto foto, molti ritratti, tutto in b/n: alcuni soggetti sono tratti da film estremi giapponesi realizzati però con una tecnica tale da farli apparire come delle foto ‘astratte’. Questa mia sessualità così estrema e straripante ho bisogno di esternarla, o attraverso i film, o nei disegni… prima anche nella scrittura.

Del resto la sessualità è una pulsione che tu esprimi attraverso tutte queste manifestazioni di cui mi hai parlato, no?
Si, anche disegnare una donna nuda, alla fine, diventa un fatto ‘carnale’…sembrerà strano, ma le donne che disegni è quasi come se le possedessi. E’ una soddisfazione molto sottile… un po’ come quando ti riesce un problema di matematica (ride)
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