C’era Una Volta Il Delta Di Venere Vol.2 – Intervista a Luca Damiano

Come annunciato ieri, ripropongo di seguito l’intervista al regista Franco Lo Cascio/Luca Damiano originariamente apparsa nel sito deltadivenere.com nel Novembre 2005, ad opera di Giorgio Anselmo Andrei.
Ho voluto dedicare l’immagine di copertina di questo articolo a Luca e a Lollipop (conosciuta anche come Federica Gori, vero nome Maria Besesti), pornostar che è stata compagna del regista, morta prematuramente nel 2008 a soli 38 anni (RIP)

Fino a pochi anni fa si realizzavano film impegnativi, girati in pellicola anche in location esotiche, spesso in costume. Per esempio tu sei diventato famoso soprattutto per i remake delle favole. E adesso?

E’ cambiato tutto. Una volta si facevano i film con grandi mezzi ed eravamo in pochi a poterli fare. Io, Joe D’Amato, Salieri, forse qualche altro. Inoltre si vendevano i diritti dei film, mentre oggi i pochi che ancora producono, spesso stampano direttamente i dvd per le videoteche. La vera differenza la fa la tv via satellite, anche più di Internet: c’è un sacco di roba che il fruitore può vedere comodamente senza neanche alzarsi dalla poltrona. Lo spettatore che una volta andava al cinema e poi, negli anni successivi, usciva di casa per noleggiare o comprare le videocassette, adesso vede quello che gli pare in pay per view, in pieno anonimato e senza neanche la scocciatura di dover riconsegnare il film.

I canali satellitari non hanno aperto nuove possibilità produttive?

Forse per qualcuno, non lo so, ma di sicuro è un mercato che da solo non basta per chi vuole produrre in grande stile. Mi spiego: in tv una grande produzione e un video gonzo hanno lo stesso valore commerciale. In questo modo il prodotto si livella, così le grandi produzioni non si possono più fare.

E nel mercato internazionale?

Succede lo stesso, si fanno scambi, si vende poco e spesso prodotti di basso livello.

Per esempio, io ho fatto Penocchio, prodotto da Mario Salieri con grandi mezzi, e anche se ha vinto un sacco di premi non riusciamo a mettere in piedi nuove produzioni di questo tipo. Il motivo? Sul Sat è considerato poco più importante di un filmetto costato quattro soldi, magari girato tutto in una stanza.

Come è cambiato il modo di produrre?

Adesso ci sono gli attori “che se le cantano e se la sonano”, nel senso che con le loro telecamerine da 500 euro si filmano la scopata con la moglie, l’amico e la fidanzata. E magari lo fanno pure meglio di me, visto che sono dei professionisti del materasso.

La qualità interessa poco, e chi faceva i grandi film ora non li può più fare.

In futuro cosa succederà?

Chi lo sa. Quando è finito il cinema si pensava che certi film come per esempio Marco Polo, che con Massaccesi girammo nelle Filippine, non si sarebbero più fatti. Invece poi è cambiato tutto rapidamente. Adesso però la vedo scura…Il pubblico dovrebbe essere più critico, ma chi si deve fare una pippa se la fa pure con i prodotti di serie B. Gli altri spettatori, quelli che vogliono vedere un bel film, si accomodano davanti ad un film normale, magari un erotico, non certo un porno.

Progetti?

Una nuova favola in chiave hard. Vorrei fare La bella addormentata nuda nel bosco, sempre con la produzione di Salieri. Sarebbe carino ma ancora non si riesce a metterlo in piedi perché chiaramente è un film che costa.

Ora cosa stai facendo?

Nulla. Fortunatamente non ho bisogno di lavorare e se vedo che le cose non rendono, non le faccio e basta. Preferisco aspettare: ho sempre fatto il regista, non mi sono mai occupato della vendita al dettaglio quindi non ho l’esigenza di avere nuovi prodotti a tutti i costi da mandare sul mercato.

Parliamo degli inizi della tua carriera. Quando hai capito che l’hard poteva sfondare anche in Italia?

Io venivo dal cinema ufficiale e quando ho fatto L’educanda, che era una commedia erotica, mi resi conto che il pubblico era proprio il sesso che voleva vedere. Chiedeva di più, sempre di più, e noi cercavamo di darglielo. Così cominciammo ad importare alcune pellicole dalla Francia, alcune con Claudine Beccarie per esempio, anche se magari di due film ne facevamo uno perché dovevamo tagliare le scene più forti per problemi di censura. Poi abbiamo smesso di tagliare e addirittura abbiamo cominciato a produrre da noi. Allora, ti parlo di 20/25 anni fa, c’era Marina Frajese, una che faceva l’hard prima di tutto perché le piaceva veramente. Lo star system delle luci rosse è cominciato con lei.

Se dovessi dare un rapido giudizio su ciascuno dei periodi che ti hanno visto impegnato nel cinema, cosa verrebbe fuori?

Negli anni ‘70 sono arrivati i film erotici e con loro anche la scoperta dell’eros, che voleva dire l’occasione di vedere le tette e la scoperta che si poteva fare del sesso anche al cinema. Negli ‘80 la possibilità di vedere il membro maschile. Il cazzo in erezione significava verità, non c’era possibilità di finzione, c’era la penetrazione vera e propria: non si rappresentava il sesso ma si facevano proprio vedere degli scopatori in azione. Negli anni ‘90 è arrivata l’arte nel sesso, cioè la possibilità di far recitare gli scopatori. Perché se un attore recitante non è possibile farlo scopare, è invece possibile far recitare un attore scopante. In questo periodo sono nati miti come Rocco, Malone, Francesco Malcom, Eva Henger, Selen, Milly D’Abbraccio: star che sanno sia fare sesso che recitare. Gli anni ‘90 sono stati i più belli, con i grandi film, il festival di Cannes, l’Oscar in America, che tra l’altro io ho vinto per Amleto (questa risposta riassume alla perfezione trent’anni di hard, nda)

E il 2000?

La fine e il degrado. Le telecamere digitali hanno fatto in modo che chiunque possa fare filmini porno. In questo modo il genere si è trasformato in una ripresa di gente che scopa e basta. Insisto, in alcuni dei film che abbiamo fatto 7, 8, 10 anni fa, il pubblico poteva trovare una cosa divertente per ridere, poi un fatto erotico per eccitarsi e poi uno pornografico per raggiungere l’orgasmo. Oggi questo non esiste più. Adesso vanno le cose specialistiche, anche sul satellite, che come dicevo è secondo me il mezzo più importante oggi in questo settore: ognuno trova il canale che trasmette le cose che preferisce, dai trans alle frustate a qualsiasi altra diavoleria. E così torniamo al discorso che facevamo prima. Ma attenzione, il mio non è un discorso moralista e non è una critica né un’accusa. E’ solo la constatazione di quello che succede.

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