Il Carosello di Mario Salieri

Uno scorcio in bianco e nero di un ‘vico’, con tanto di persiane alle finestre e panni tesi. Così si apre ‘Carosello napoletano’, film con cui Mario Salieri rivendica la sua concezione ‘sceneggiata’ del racconto erotico. L’opera – perché questo termine impegnativo trova piena giustificazione nel lavoro di cui parliamo – trae espirazione da un film settantiano, quel ‘Natale in Casa d’Appuntamento’ in cui vicenda drammatica e beffa del destino si sposano con il retrogusto dolente della resa dei personaggi femminili. Salieri parte da questo contesto per dipingere un nuovo affresco di gustosa ambientazione popolare, ‘verista’ nel fiero recupero di dialetto e ‘situazioni da pianerottolo’, in cui ripropone una figura femminile forte, intraprendente e determinata. Daniela (interpretata da Anika Russo) lotta per l’amore (e la salute) del suo uomo…’vendendo’ amore, ovvero procacciando il denaro necessario per le cure mediche di lui tramite una rete di incontri sessuali organizzati nel suo appartamento. In questa sua iniziativa trova man forte nella vicina di casa, una Roberta Gemma splendidamente ‘popolana’, donna prorompente e moglie dimessa suo malgrado, che decide di entrare nel ‘carosello’ sessuale di Daniela per migliorare la sua situazione economica. Ma ahimè, le buone intenzioni femminili saranno svilite da un epilogo inaspettato, che ovviamente non sveliamo.
Come sempre, Mario pone il suo spettatore di fronte a varie letture: mai cercare forzatamente il momento sessuale nei film di Salieri, perché tutto risponde ad una logica di causa/effetto, un corpus in cui narrazione degli eventi e contemplazione erotica sono strettamente legati. In questo senso ci sembra essenziale prestare anzitutto attenzione alla psicologia dei personaggi, arte a cui il regista ha, col tempo, dedicato sempre maggiore attenzione. Direi che la decisione di scrivere i soggetti calandosi in un contesto più ‘intimo’ e teatrale sia stata decisiva nel dare vita a ruoli in cui la ‘vis’ recitativa si è fatta elemento fondamentale per la buona riuscita del film. Per capirsi meglio: se nei lavori degli anni ’90 gli attori di Salieri potevano fermarsi ad una espressività mediamente convincente e risultare comunque funzionali tramite la sapiente messa in scena del Maestro, oggi gli uomini e soprattutto le donne salieriane ‘devono’ farsi attori e attrici, perché ne va della credibilità della storia. Una storia meno ‘kolossal’ e più ‘paesana’, come dicevamo prima, in cui la vicinanza della videocamera scava nel loro mondo interiore – e quindi ‘scova’ con maggior facilità di un tempo i ‘moti’ dell’animo.

Magia del teatro, si direbbe, e perché no: il Salieri di questi ultimi anni ci mostra che è in quel concetto – teatro, da intendersi nel senso più ampio del termine e di tutto il potenziale espressivo che si porta dietro – che va cercata la chiave di lettura di una concezione ‘umana’ di raccontare una storia e rappresentare l’erotismo, senza tacere dell’esibizione di una sessualità ‘verace’ e volutamente mai ’spettacolare’ (o ’spettacolarizzata’).
‘Carosello napoletano’ prosegue la tradizione di quelle ‘storie di vita’ da sempre care a Salieri: storie che nascono nei condomini ’sgarrupati’ con inquadrature che indugiano spesso nella tromba delle scale e in quei pianerottoli già citati poc’anzi, storie in cui i personaggi si prendono o’ cafè e in cui le ‘dive’ del porno diventano ‘antidive’ della porta accanto per scoprirsi, appunto, attrici il cui agire è mosso e motivato da una sceneggiatura dell’azione, non solo della posizione.
Detto questo, le ‘porzioni’ hard con cui Mario arricchisce il suo ‘Carosello’ sono ‘pornografia d’arte’, che piaccia o meno a chi legge. Che cos’è la pornografia d’arte? E’, a parere di chi scrive, un sesso restituito visivamente tramite un’intelligenza oculare capace di forte valutazione estetica. Un sesso in cui l’occhio della camera – non a caso rispolveriamo una terminologia cinematografica – è sveglio, attento, pensante e ‘pesante’ per l’esito della ripresa. Un sesso che noi spettatori vediamo ‘così come’ la volontà del regista ce lo ha trasmesso: ed è a questo proposito che trovano giustificazione le riprese angolate ed oblique, in avvicinamento o allontanamento, insomma tutte quelle accortezze che in un film chiamiamo ‘regia’. E’ chiaro poi che ‘verba volant’ e…’video manet’, per così dire: ragion per cui tutto quanto appena scritto può essere valido per alcuni, assolutamente obsoleto per altri. Del resto, nel porno s’è mangiato caviale per vari decenni al punto tale che oggi la tendenza generale pare non dico accontentarsi, ma addirittura preferire il sapore insalubre del cartoccio di un qualunque Mcdonald: ‘unicuique suum’ si recita nel diritto romano…
Mi permetto comunque di citare nello specifico alcune sequenze che costituiscono a mio avviso un valore emotivo aggiunto a ‘Carosello napoletano’, ovvero i momenti ‘di approccio’ che precedono gli incontri sessuali propriamente detti. Nel primo caso abbiamo un accenno di ballo romantico tra Steve Holmes e Anya Krey – brunetta carinissima – sulle note di ‘A Whiter Shade of Pale’, ballatona per eccellenza dei Procol Harum (dimenticavo di dire che l’ambientazione del film è datata al 1970). Nel secondo, ‘La bambola’ di Patty Pravo diventa addirittura preludio ad un threesome del solito Holmes con Anya e Ginebra Bellucci, altra bruna ‘caliente’ che sa (e fa) il fatto suo. Ora, l’importante qui è riscaldare l’atmosfera prima della scena porno vera e propria, e Salieri trova un espediente deliziosamente ‘retrò’ per far si che la temperatura del film si alzi: eccola qua la ‘scelta autoriale’, eccola qua la ‘pornografia d’arte’.

Carosello Napoletano su SalieriXXX parte 1
Carosello Napoletano su SalieriXXX parte 2

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