C'era Una Volta Il Delta Di Venere – Selen, 2003

Ripropongo di seguito un articolo con annessa intervista (non mia, specifico) a Selen, pubblicata originariamente nel sito del Delta Di Venere in data 16 Giugno 2003.
Chi e cos’è stata Selen per l’hard italiano degli anni ’90 direi che lo sappiamo – o ce lo ricordiamo – un po’ tutti. L’intervista che segue ci mostra una donna che, a seguito di un momento di transizione nella propria vita professionale, ha ormai deciso di intraprendere un nuovo percorso artistico proponendosi nuove mete. Questo senza, tuttavia, rinnegare le scelte fatte in passato: quindi i film porno, settore in cui il ‘marchio’ Selen si è fatto ‘paradigma’ poi saccheggiato da un mercato carnivoro e portato a riprodursi in maniera compulsiva attraverso la riproposizione di se stesso (leggi, la riproposizione di scene strappate dal contesto del film originale per creare nuovi titoli/compilation da dare in pasto ai videonoleggi. Il tutto nella più totale inconsapevolezza da parte degli attori interessati).
Una Selen che ‘depone’ il suo ‘essere Selen’ per riscoprirsi nuovamente ‘Luce’, dunque. Eppure è ben conscia, e non potrebbe essere altrimenti, che di ‘quella’ Selen bisogna continuare a parlarne perché è pur sempre parte integrante di se stessa agli occhi del mondo. Ecco la disponibilità a spiegarsi, a raccontarsi, ad argomentare un passato ormai archiviato, con gli occhi e la mente rivolti al futuro.
Monologo tutt’altro che banale, l’intervista è, a suo modo, spaccato e testimonianza di un’epoca in cui provare ad affacciarsi dalle luci rosse allo spettacolo generalista non era passaggio così automatico e ‘di maniera’ com’è invece diventato poi. Ciò detto, Selen può poi essere discussa, accettata o ‘bocciata’ in quella sua volontà di ritagliarsi altrove una nuova dimensione. Dimensione che, a mio modo di vedere, non è stata tuttavia perseguita ‘in cerca di onorabilità’: più semplicemente s’è trattato di una nuova fase esistenziale e ‘artistica’ condivisa, magari in modo un po’ affrettato, con un contesto umano che forse non si è dimostrato il miglior consigliere possibile (leggasi mariti, fidanzati, manager eccetera…ma questa è, come si suol dire, una valutazione soggettiva fatta ‘dall’esterno’).
Tralasciando considerazioni sull’aspetto squisitamente economico – ognuno ha il sacrosanto diritto di farsi i propri conti in tasca senza essere sottoposto a didascalici moralismi – resta il dato, difficilmente controvertibile, che la Selen del periodo hard vive a tutt’oggi nei ricordi degli aficionados del porno come una delle massime esponenti dell’era pre-Internet.
Il ‘prologo’ all’intervista è opera di Maxxx: chi frequentava il sito e il forum del Delta come di Videoimpulse si ricorderà di lui, mentre dell’autore dell’intervista ignoro le generalità. Ad ogni buon conto, riavvolgiamo il nastro dei ricordi e buona lettura a tutti.

Selen è andata al Festival del Cinema (quello vero!) di Cannes. Ha fatto un film col regista Edoardo Gabbriellini che ricorderete come il protagonista di ‘Ovosodo’.
‘Bugs Banny e il Cormorano’ di Gabbriellini, prodotto dalla Fandango, è stato proiettato fuori concorso alla serata di chiusura della Semaine de la Critique del Festival di Cannes, il 23 maggio. Nonostante tutto in molti sparano a zero su Selen, equivocando anche su quali sono le vere posizioni di Luce sul suo passato. Per questo ho deciso di mettere in rete questa lunga intervista a Luce/Selen dell’amico Vinsil, che è stata pubblicata sugli ultimi due numeri di Selen la rivista. Spero che sia fonte di un ripensamento per tanti fan che si sono sentiti traditi. Questa è la vera Selen che parla e non altri che modificano le sue dichiarazioni.


Maxxx

Pagina originale dell’intervista

Intervista a Selen pubblicata in data 16/06/2003

Luce: sai cosa mi è successo oggi (12 marzo 2002 n.d.r.)? Io giovedì andrò a Milano, giovedì di questa settimana, per un incontro di lavoro; tra l’altro sarà una cosa molto bella perché si parlerà di una convention che farò con Vittorio Sgarbi il 16. Mi telefona una mia amica, che sa che parto per Milano, e mi dice: “Ma come? Mi avevi detto che partivi per Milano! Ho sentito la pubblicità su Studio Delta; dice che sarai in discoteca, al Tribecca di Forlì, con uno spettacolo”.
Vinsil: e…?
Luce: le ho ripetuto che io gli spettacoli non li faccio più dall’anno scorso perché, per essere coerente con il mio nuovo percorso professionale, che verte su altri fronti, lascio da parte tutto quello che riguarda l’erotico o che possa in qualche modo essere vicino all’immagine della pornodiva. Quindi ho rinunciato, da sei, otto mesi, a fare anche gli spettacoli, che già da due anni non erano più spettacoli hard, bensì di semplice nudo. Ti racconto questo aneddoto per farti capire ché c’è un vero e proprio sciacallaggio della mia immagine. Persino una stupida discoteca di provincia si permette di mandare in onda uno strillo su una radio a livello nazionale dicendo che io andrò da loro a fare uno spettacolo: non è assolutamente vero.
Vinsil: ma…
Luce: e questo è niente rispetto a quello che sta accadendo a livello cinematografico. Quando feci i film ero un’altra persona, e questo non è rinnegare la mia carriera; ma ci sono momenti, nella vita di ogni persona, nei quali si fanno scelte. Ci sono momenti in cui una cambia. Si guardano altri orizzonti, si modifica la personalità. Voglio fare altre cose. Credo che sia umano e soprattutto che sia bello che una persona sappia evolversi; perché se non lo fai, ti fossilizzi. Che è quanto di più brutto e morto possa esserci.
Vinsil: cosa intendi dire?
Luce: allora: io a livello cinematografico, da giovane, ho fatto sicuramente una scelta trasgressiva: quella di fare film hard. Ne ho fatti pochissimi, ne ho fatti 22. Ne girano molti di più, nel circuito hard-core, ma sono frutto di manipolazioni. Da uno magari ne fanno tre. Ultimamente ricopertinano vecchi film con titoli nuovi, così sembra che li ho fatti l’altro ieri; tolgono una scena da un film e la mettono in un altro e fanno il “nuovo” film di Selen.

Vinsil: una cosa un po’…
Luce: io dico che questa è un operazione indecente per due motivi. Uno: loro hanno guadagnato sulla mia immagine, non so se le 10 o le 100 volte di quello che ho guadagnato io. E questo non importa, voglio dire: lo metto nel conto. Ero giovane, inesperta e cercavo qualcuno che credesse in me. I produttori hanno creduto in me spendendo poco, perché quando sei sconosciuta ti pagano poco. Ho fatto comunque dei bei film, dei film che sono andati ai festival del cinema. Sono orgogliosa, ho fatto una carriera dignitosissima.
Vinsil: quindi, la vera querelle è verso…
Luce: però tu hai già guadagnato tanto, dovresti ritenerti fortunato di avere, diciamo, scommesso su un cavallo vincente. Poi basta, perché io sono stata ingenua, d’accordo; ho firmato dei contratti. Alcuni di questi produttori possono sfruttare i diritti di questi film per sempre, non ho dato dei diritti limitati; possono vendere a oltranza i film che ho fatto, su internet, sui dvd, sulle cassette. Ero giovane, non avevo un agente, per cui firmavo qualsiasi cosa. Inesperienza.
Vinsil: sei pentita di avere fatto il porno?
Luce: no, ritengo di non avere sbagliato a fare dei film hard. Posso dire: non ho controllato bene i contratti. Queste persone non capiscono che tu stai facendo altri percorsi e che così ti oltraggiano. Davanti ai soldi, per questa gente, non c’è moralità che tenga. Ma io dico; mi metto una mano sulla coscienza e dico: ragazzi bravi, guadagnate su di me anche se io faccio altro e mi state ostacolando, pazienza, sono stata sciocca io. E fino lì mi può star bene, posso dire: siete degli stronzi, però mi sta bene perché l’ingenua sono stata io. (…)
Quando diventa illegale, cioè ricopertinare film oppure da un film farne tre, le cose cambiano. Questo non era nei contratti, non ero proprio così sciocca. Beh, se permetti, la cosa mi oltraggia oltremodo. Ho rinunciato a centinaia di milioni di lire non facendo più gli spettacoli, ho rinunciato a fior di quattrini perché sono coerente con la mia vita e le mie scelte, con la mia personalità. Con il mio modo di vedere la vita come donna di 35 anni.
Vinsil: …per cui…
Luce: ti spiego: ho fatto una battaglia legale di quasi un anno, spendendo fior di quattrini per bloccare un sito internet al quale avevo prestato il nome anni fa, firmando una liberatoria per due anni. Loro invece sono andati avanti ancora; è finito il contratto e sono andati avanti ad oltranza. E nonostante “Selen” sia un marchio registrato, il che vuol dire che io dispongo del mio nome e non è che uno lo può usare come cavolo gli pare, ho dovuto fare una battaglia lunghissima per bloccare lo sfruttamento di questa parte della mia immagine. Addirittura si sono venduti il dominio da una società all’altra, sono stati proprio truffaldini fino in fondo. Comunque sono riuscita a dimostrare al giudice che io faccio altre cose, ho dimostrato che il sito hard mi danneggiava. E’ stato oscurato.

Vinsil: una cosa che…
Luce: la manipolazione che viene fatta sulla mia immagine è senza nessuna remora morale, che sarebbe il minimo, ma anche senza nessuna remora legale. Sulla morale lo posso capire: so che la gente non è bella e buona; di belli e buoni al mondo ce ne sono veramente pochi. Di fronte alla moralità uno se ne frega e dice: “voglio mangiarci sopra, posso e lo faccio”. Ma andando sull’illegale diventa inaccettabile, veramente vergognoso e inaccettabile: un doppio oltraggio.
Vinsil: ma, la pubblicità, non è sempre valida, buona o cattiva che sia?
Luce: io ho perso diversi programmi in Mediaset perché ancora c’era confusione sulla mia immagine. Veniva proposto il mio nome per dei programmi e poi si diceva: “sì, però dai Selen è un personaggio un po’ scomodo, ma li fa i film o non li fa più? Perché io non riesco a capire! No, no, li fa perché ho visto che ne è uscito uno il mese scorso…”. Io è da tre anni che non faccio film; basta! Sono tre anni che faccio tutt’altro e devo dire, visto che ne parliamo sulla rivista che porta il mio nome, devo dire che spezzo una lancia a favore della rivista “Selen”, che è stata una delle poche con cui avevo contratti iniziali che sono stati rispettati. Sono state rispettate le mie scelte, magari con delle discussioni, d’accordo, però sono state rispettate le mie scelte fino in fondo.
Vinsil: conosco Trento e lavoro per “Selen” dal n.4, conosco la storia della rivista.
Luce: allora lo sai, c’erano prima i fumetti, con le mie storie vere, che poi sono stati tolti. Il modo di rispondere alle lettere è cambiato. Era giusto che fosse così, anche perché “Selen” è una rivista che mi rappresenta e quindi non può essere diversa da ciò che sono io. Però tanta gente, soprattutto nel campo cinematografico, ma anche in quello di internet, nelle discoteche; in tutto quello che è il settore dell’erotico sta facendo una vera speculazione, (…) Quindi, come posso dire? E’ vergognoso perché, quando ho fatto una scelta, io sono stata la prima a rischiare. Non sapevo se mi avrebbero chiamata in televisione, non conoscevo se e quali offerte mi sarebbero state fatte. Io ho fatto un salto nel buio, per rispettare la mia personalità, ritenendola la mia carta vincente. Se sono diventata Selen, è stato perché io facevo quello in cui credevo e, se ho messo in gioco il mio corpo, ho sempre messo in gioco per prima la mia anima.

Vinsil: questo è assolutamente chiaro, altrimenti non avresti avuto cosi tanto successo.
Luce: allora io mi aspetto che, nel momento in cui mi indirizzo su altre cose, che rispecchiano la mia personalità e il mio essere donna attuale, non sia colpita alle spalle. Non ne potevo più di fare film hard, perché cominciavo a sentirmi a disagio; sentivo che non mi apparteneva. Non ero più quel tipo di donna. Ci sono percorsi, nella vita, è giusto. Mi sono innamorata, volevo essere solo la donna del mio uomo, avevo scoperto questa nuova dimensione, questo totale senso di appartenenza ad un uomo. E’ un fatto fisico e mentale insieme; non potevo più fare quel tipo di lavoro. Quindi sono stata coerente, ho detto no e ho rinunciato a molti soldi. Lo sottolineo perché la gente capisce bene il valore dei soldi. Lo capiscono tutti molto bene.
Vinsil: se tu facessi ancora film porno, molti sarebbero contenti, senza sfruttarti. Il tuo nome è sempre un nome che attira. Parlo di quelli che guardano le video cassette. Quelli che ti hanno reso famosa.
Luce: io non c’è l’ho con loro. Io adoro i miei fan, perché sono stati quanto di più bello ci possa essere. Io ho un bacino di fan che mi è rimasto fedelissimo, forse non saranno tutti quelli che avevo una volta, eppure sono tantissimi. Continuano a mandarmi lettere, fermarmi per strada per complimentarsi con me; quando vado in televisione i picchi d’ascolto sono molto alti, questo significa che la gente mi segue.
Vinsil: significa che hai dato molto.
Luce: grazie. Evidentemente sì. Sai, mi è piaciuta molto una cosa che è stata detta di me: “tu non potrai mai sparire dallo spettacolo italiano, perché sei nel dna degli italiani”. Per me è proprio bello, perché effettivamente io ho cresciuto una intera generazione, dai ventenni ai quarantenni. Uomini e donne, dai venti ai quaranta, cresciuti tutti con l’immagine di Selen.

Vinsil: hai mai pensato che Selen difficilmente possa affrancarsi dal porno, mentre Luce Caponegro possa farlo facilmente?
Luce: tu hai ragione a dire questa cosa. E’ stato talmente forte l’imprinting che io ho dato con quell’immagine; è stata talmente amata quella Selen lì, che non potrà mai sparire. E io non voglio che sparisca dalla mente della gente, perché sarebbe un rinnegare me stessa. A me dà fastidio la speculazione economica e di immagine che stanno facendo in questo momento i produttori cinematografici, non le persone. Mi va bene che vendano ancora i film che ho fatto, ma non quelli che non ho fatto e che qualcuno inventa.
Vinsil: fammi un esempio.
Luce: sono usciti 2 mesi fa riviste con me in copertina. Sono fotoromanzi hard e io non li ho mai fatti. Hanno preso le foto di scena dei miei film e hanno fatto i fotoromanzi hard. Ho fatto una denuncia; li hanno dovuti ritirare tutti e adesso io ho una loro dichiarazione scritta. Quella casa editrice non pubblicherà mai più quei fotoromanzi e io riavrò tutto il materiale che usavano senza una mia liberatoria. Se domani un mio fan guarda un mio film, oppure mette nel suo sito o nel suo computer la mia immagine, a me fa piacere. Vuol dire che Selen piace, che mi vuole vedere. Io non dico: “oddio vorrei non aver mai fatto quelle cose!”. Sto dicendo solo che non sono eterna, devo guadagnare come tutte le persone che fanno teatro o spettacolo e che fanno questo mestiere con amore. Ho fatto 20 film, non 200 come fanno tutte le altre; io non mi sono arricchita, io sono un personaggio famosissimo, ma non sono una persona ricca.
Vinsil: hai bisogno di soldi?
Luce: ho bisogno di lavorare. Se il mio nome viene proposto in mediaset e, come si crea l’equivoco Selen-hard, vengo scartata, non riesco a lavorare. Sai, alcuni mi attaccano anche adesso, dicendo: “sì, sei uscita dall’hard, però stai conducendo un programma hard (“Sex, Selen e Videotape”) quindi sei sempre lì”. Presento un programma hard, lo poteva fare anche Daria Bignardi. Non faccio film porno. Visto che parliamo del settore hard, i dirigenti di Stream hanno pensato che io fossi la persona più indicata per presentare il programma. Devo solo ringraziare Stream, devo dire a chiare lettere che a me hanno dato l’opportunità di essere presentatrice, perché questo è il mio ruolo in questo programma. Lo studio è bello, è una cosa molto professionale e mi sono resa conto che in un anno di lavoro le mie capacità di intrattenere il pubblico e di essere presentatrice sono cresciute. E gli ascolti, dopo il picco dato dalla curiosità, si sono stabilizzati a un buon livello. Per me è stato un grande banco di prova.

Vinsil: Non c’è nessuno che ti ascolta, insomma.
Luce: quasi. Panorama mi ha dato tre pagine in novembre dove si parlava proprio di questo. Panorama è un po’ la “bibbia” di quanto è fenomeno culturale e sociologico in Italia; se dici una cosa a Panorama la dici a tutto il paese. Meno male che Panorama ha avuto la bontà di dedicarmi così tante pagine. E adesso che il messaggio di quello che sono in questo momento sta diventando più forte, Pippo Franco mi ha offerto una commedia teatrale. Queste cose le avevo gia dette a tanti altri giornali, ma non tutti hanno dato risalto alla notizia. E’ normale, sai, la gente non capisce che il fenomeno Selen è cambiato. La gente dice: “ma sì, tanto farà uno scoop; sì lo dice adesso, poi l’anno prossimo li farà ancora; sì, ma guarda che l’ha già fatto, ne ho visto uno il mese scorso, uno nuovo, ti dico, l’ultimo film di Selen!”. Cresce questo equivoco e la gente non capirà mai, non passa il messaggio di quello che sono oggi.
Vinsil: qui puoi dirlo, chi sei.
Luce: Selen è un’altra persona. E’ un’altra artista che si sta muovendo su altri fronti, dimostrando di essere capace. Non lo dico io. L’hanno detto le critiche teatrali. Tu sai che le critiche teatrali sono molto dure; possono distruggere un personaggio e lo fanno ben volentieri sopratutto se è la “bellona”. Non voglio considerarmi chissà che cosa, però è chiaro che, nell’ “immaginario” dello spettacolo, io sono la “bellona”. Non mi considero tale; credo più in quello che trasmetto, che in quello che sono esteriormente. Altre soubrette che si sono cimentate in teatro sono state massacrate. Questo a me non’è successo. La critica con me è stata esaltante. Hanno scritto: “Selen grande sorpresa”, “ecco un personaggio che, incredibilmente, non ha deluso”, “ci aspettavamo la solita persona dello spettacolo che si vuole riciclare e invece è veramente capace”. Sono 3 anni che faccio altro e il messaggio comincia a passare adesso, a poco a poco.
Vinsil: la tenacia è essenziale. Se molli è finita.
Luce: Io rinuncio veramente a centinaia di milioni per non fare questo e per non fare quello, perché voglio fare altre cose! Faccio teatro dove ti pagano due lire. Ho fatto un libro (“Eroine, Streghe , Anguane”, ed. L’Artiere. N.d.r.) bellissimo, sulle leggende padane. Potevano dargli il risalto che merita. E’ stato pubblicato da una delle migliori case editrici, in fatto di pubblicazioni fotografiche; pubblicano anche il catalogo “la Perla”. Roberto Roda, un etnografo, è andato di persona a raccogliere la voce dei centenari di questi paesi. La fotografia è stata fatta da Alberto Lisi, un fotografo di moda affermato; ha fatto i cataloghi di note aziende di lingerie, quelle belle, tipo Cotton Club, sai quelle un po’ particolari. Sono la modella che rappresenta queste leggende.
E’ stato un buon lavoro, queste leggende sarebbero andate perdute se nessuno l’avesse fatto. C’è un valore culturale; chi l’ha fatto è uno che lavora per il centro etnografico di Ferrara. Ho portato il libro a Costanzo. L’ha guardato e mi ha detto: “è stato curato da un antropologo? Sì, sì, non usiamo parole grosse!”. Come? Centro etnografico e antropologo sono parole grosse? Per me è italiano e basta. Però Costanzo, quando mi doveva chiedere: “ma, quando vai sul set, cosa succede? Cosa fate?” Quello però me lo chiedeva e dimostrava interesse. Che sia più culturale un film porno, di un libro sulle leggende padane? Questo libro è il lavoro di un sacco di persone. Ci siamo fatti veramente un culo così.

trasmissione tv La7, 12/03/2010
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