‘Faccetta Nera’ è il Nuovo Film di Mario Salieri

Il contesto storico

E’ l’11 Settembre 1935, siamo a meno di un mese dall’inizio della campagna d’Etiopia. Nelle intenzioni del regime fascista questa spedizione coloniale dovrà essere massima espressione della forza e dell’efficenza del.Regno d’Italia. Il fallimento non è contemplato, tutt’altro: questa guerra dovrà segnare la definitiva consacrazione del regime nel tanto agognato ‘posto al sole’ del panorama internazionale, rafforzandone l’immagine e il prestigio attraverso una campagna militare condotta con enorme dispiegamento di mezzi per una vittoria inesorabile.
In questo contesto assume fondamentale importanza anche l’apparato propagandistico, attraverso una serie di accorgimenti volti all’esaltazione della spedizione imminente, o, per meglio dire, alla necessità di un salvifico intervento italiano nei confronti della popolazione abissina, oppressa da uno stato di schiavitù. Ecco allora il fiorire di varie ‘canzonette’ in cui la melodia graziosa ed orecchiabile si sposa con testi programmatici di forte impatto: ricordiamo in particolare un 78 giri che include i due ‘inni preparatori’ alla guerra df’Etiopia, ossia ‘Faccetta nera’ e ‘Ti saluto, Vado in Abissinia’. Si tratta, come detto, di canti ‘corali’ in cui i candidati alla spedizione dichiarano, musicandolo, il proprio virile entusiasmo di fronte ad una vera e propria ‘chiamata del destino’.

Faccetta nera

Secondo il piano di propaganda dell’Esercito Italiano, nel 1935 si diffondono in tutto il Paese notizie allarmanti in merito alle condizioni di schiavitù con cui l’Impero d’Etiopia tiene assoggettata la popolazione abissina. Urge un intervento fermo, deciso e definitivo da parte delle forze italiane per porre fine a tale schiavitù, così da celebrare la vocazione colonialista di un’Italia pronta ad espandere i confini del proprio Regno in modo significativo. Queste le premesse ‘storiche’ che vedono nascere una canzone come ‘Faccetta nera’, in cui il poeta romano Renato Micheli rivolge le proprie parole direttamente ad una ipotetica giovane schiava (la ‘bell’abissina’, appunto) esortandola ad attendere la venuta trionfante e civilizzatrice delle ‘camicie nere’.

Il film di Salieri

Questo è il contesto storico in cui Mario Salieri ambienta la vicenda del suo nuovo film. Abbiamo un potente e affermato gerarca (Massimiliano Storace) che si prepara alla spedizione abissina: lo vediamo altero, motivato e sprezzante del pericolo come regime vuole, affrontare le legittime insicurezze e timori della bellissima moglie (Roberta Gemma), preoccupata per la missione a cui è chiamato il marito.
Ma si sa, nelle famiglie fasciste non c’è tempo per le lacrime: durante l’assenza del marito il ruolo della donna sarà quello eminentemente domestico di ‘angelo del focolare’. Roberta dovrà infatti accudire l’anziana madre dell’uomo, allettata e bisognosa di cure.
Come da copione nelle storie salieriane, l’elemento disturbante si manifesta nel pianerottolo di casa, ed ha le fattezze di un giovane militante fascista (Josc Admiral), bello e prepotente, che manca di rispetto al gerarca col proprio audace comportamento. Il ragazzo viene puntualmente ‘cazziato’ per non aver salutato ‘romanamente’ il superiore, tuttavia grazie al suo commento in voce over apprendiamo che poco gli importa del violento rimprovero: già, perché appena il gerarca partirà alla volta dell’Etiopia lui si occuperà della moglie di questo prepotente ‘pezzo grosso’, cercando di guadagnarsi i suoi favori sessuali.
Come ci spiega il giovane in camicia nera, è da diverso tempo che ha messo gli occhi sulla donna, provocandola anche tramite le ‘attenzioni’ rivolte in bella vista alla zia di un suo camerata (Vickie Brown). Insomma è questione di tempo, e la bella Roberta cederà. Andrà davvero così? Per saperlo basterà godersi il film, proposto come sempre in triplice versione nel sito salierixxx.com: audio italiano, sottotitoli in inglese e francese.

Questo nuovo Salieri si aggiunge, come abbiamo visto, ai lavori di impostazione storica tanto cari al regista, una Storia rievocata con lo scrupolo dell’appassionato attento ai risvolti ‘di costume’ delle epoche di volta in volta trattate. La musica, ad esempio: era stato così nel ‘Carosello napoletano’, eccoci anche questa volta catapultati in pieno ventennio grazie al recupero della canzone che dà il titolo al film e alla riproposizione del popolare successo ‘Ma le gambe’, datato 1938 ed utilizzato da Mario come commento sonoro ai momenti di…’intimità solitaria’ del giovane fascista allorquando consulta alcune audaci riviste d’epoca.
Dettagli importanti questi, che aiutano lo spettatore a calarsi nel contesto di una vicenda che prevede altresì la celebrazione della giunonica Roberta Gemma, come sempre imperdibile nella scena hard a lei dedicata. A parere di chi scrive, Roberta è la perfetta incarnazione della ‘mogliamante’, per scomodare il titolo di un film con Laura Antonelli: una donna prosperosa la cui fisicità, opportunamente esibita e valorizzata dalle riprese di Mario, incarna una sessualità generosa e ‘casereccia’ senza perdere un sex appeal sempre e comunque altamente sensuale. Guardando Roberta Gemma in tutta la sua produzione con Salieri mi vengono alla mente le parole rivolte da Marcello Mastroianni ad ‘Anitona’ Ekberg nella ‘Dolce Vita’ felliniana: ‘Tu sei la prima donna del primo giorno della Creazione. Sei la madre, la sorella, l’amante, l’amica, l’angelo, il diavolo, la terra la casa… Ah, ecco cosa sei: la casa!’
Questo a significare che i ruoli creati dal regista napoletano per Roberta le conferiscono una femminilità ‘onnisciente’, sia nella parte recitata che in quella più specificamente sessuale.
Nei film a carattere storico, lo stile di ripresa di Mario per le scene hard tende ad arricchire l’inquadratura con dettagli d’arredo che fanno ‘vivere’ l’ambiente circostante: ad incorniciare la performance sessuale abbiamo ad esempio l’indugiare dell’occhio del regista su vecchi comodini, sedie o quadri, che pur rimanendo ‘ai bordi’ dello schermo agiscono come elementi ‘subliminali’ a cui basta prestare un distratto colpo d’occhio per ricevere quelle informazioni temporali aggiuntive.
Detto ciò, ricordiamo che Salieri ha da sempre abituato il proprio pubblico ad una lettura multipla dei suoi film, e ‘Faccetta nera’ non fa eccezione: il titolo è sì inno di propaganda che ci introduce al ‘plot storico’ del racconto, ma col procedere degli eventi appare chiaro come il motivetto sia anche strumento di beffa del giovane fascista nei confronti del gerarca: appena quest’ultimo se ne andrà cantando alla conquista dell’Abissinia, il ragazzo procederà alla conquista della di lui moglie…il tutto grazie alla medesima canzone, che manda uno in guerra, l’altro a far sesso. Magia del Maestro Salieri. Come sempre.

Si ricorda che il film non ha alcuna etichetta o orientamento politico e usa il titolo della canzone solo per evidenziare il periodo storico in cui si sviluppa il racconto.

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