La Femme Fatale di Andy Casanova, con Giulia Lagherta e Geri Del Bello

La femme fatale è una donna il cui straordinario fascino racchiude in sé la rovina di colui che ne resta vittima. E’ bellezza portatrice di morte, ti ubriaca di sesso prima di infliggerti inesorabilmente il colpo che risulterà fatale. La storia del cinema, così come della musica, celebra da sempre questo conturbante concentrato di Eros e Thanatos, amore e morte: si pensi alle equivoche figure femminili del noir americano oppure a quei versi di Lou Reed in cui la donna fatale ’ti spezzerà il cuore in due, meglio stare attenti a dove va’.
La donna fatale – o dark lady – io me la immagino proprio così: vestita di (o)scuro, con occhi magnetici ed un corpo statuario, le cui ammalianti curve nascondono una zona d’ombra, un mistero. Un po’ come Giulia Lagherta, l’attrice che Andy Casanova ha voluto protagonista di un suo film intitolato appunto ‘La femme fatale’, reperibile nel suo sito web a questo link

1991-2001 Guerra dei Balcani. In una azione perlustrativa alcuni soldati mercenari irrompono in una casa. Non trovando nulla ed in preda agli effetti delle droghe, uccidono e violentano alcuni componenti di quella famiglia. A conflitto concluso, dopo alcuni anni, uno di quei soldati, isolato nella sua dimora, è tormentato dal rimorso delle sue azioni e non trovando pace medita il suicidio. Mentre è sul punto di compiere l’estremo gesto, scorge sulla scogliera una donna, che senza abiti e tutta bagnata sembra essere in uno stato confusionale. Decide di rimandare, almeno per il momento, i suoi propositi suicidiari e di soccorrerla. Ben presto si accorgerà che quella donna enigmatica, oltre che aver perso apparentemente la memoria, nasconde in sé torbide verità!!

Il trailer del film ‘La Femme Fatale’, visibile integralmente qua https://andycasanova.net/product/41624/la-femme-fatale-giulia-lagherta

Al principio era la fine: la morte per superare la guerra

La voce over di Geri Del Bello ci introduce nel doloroso mondo interiore di Brian, ex soldato tormentato dagli orrori della guerra a cui lui stesso ha partecipato. Il conflitto è finito, ma la sua mente si rifiuta di elaborarne il ricordo per poterlo superare: tutt’altro, i ricordi affiorano in orribili immagini che ci vengono mostrate in dissolvenza incrociata mentre il suo sguardo si perde, assorto, su un pianoforte che non suonerà mai. ‘Solo i morti hanno visto la fine della guerra’, sentenziava Platone: Brian però è vivo, e per lui la guerra non è ancora terminata. L’unico modo per trovare la pace sarebbe, appunto, quello di morire: ecco allora che, sempre attraverso il racconto del flusso dei suoi pensieri, scopriamo che l’uomo sta meditando il suicidio.
Il prologo del film di Casanova si caratterizza per i toni foschi della narrazione, in cui il monologo interiore del protagonista assume importanza fondamentale per i fatti che verranno. La parola chiave per descrivere questa prima parte è ‘solitudine’: Geri/Brian è solo con i suoi pensieri, immerso in una solitudine ch’è anche geografica: si veda l’abitazione appartata a picco sul mare, suo unico silenzioso conforto. L’ex soldato scende lentamente le scale che lo portano sulla spiaggia, una discesa che può essere vista anche come lento precipizio verso l’abisso che lo attende. Un abisso che, paradossalmente, lo aspetta lì sugli scogli, a poca distanza.

Giulia, una donna senza memoria

La ‘femme fatale’ appare nuda, in una soggettiva a iride. Brian infatti la scorge guardando dal cannocchiale, e quasi non crede ai suoi occhi: una sagoma femminile che, proprio come lui, sta tentando di togliersi la vita. Istintivamente corre verso quella figura, fino a soccorrerla e portarla a casa sua. Assistiamo al colloquio tra i due: lei, che non ricorda niente di sé, lo ascolta parlare della sua traumatica esperienza bellica guardandolo in modo intenso, ammaliante, come una sirena dai capelli corvini che si limita a sussurrare il suo ‘non mi ricordo’. E lui inizia a parlare del suo passato davanti a questa sconosciuta che ha ribattezzato ‘Giulia’, di quella volta in cui, durante una perlustrazione, si trovò ad uccidere il fratello di una ragazza e ad assistere alla violenza inflittale dai suoi compagni. ’Giulia mi piace, è un bel nome’, conviene la donna: ma chi è lei, che pare molto curiosa e interessata ad ascoltare il racconto di Brian? Forse non si trova lì per caso…
In questa parte del film entra nella vicenda Giulia Lagherta, la nostra ‘donna fatale’: presenza molto ‘classy’ e raffinata, Giulia ci viene mostrata da Casanova subito nuda, inerme sugli scogli da cui vuole buttarsi. Il dialogo tra lei e Geri/Brian avviene a tavola, a luci basse, occhi negli occhi, elemento che crea tra i due un’atmosfera intima e complice. Impossibile sfuggire allo sguardo penetrante di lei, all’ammaliante oscurità dei suoi occhi, a quella voce bassa, sensuale e misteriosa.
Per Giulia, Casanova utilizza una duplice modalità di introduzione nel film: dapprima infatti Andy ci mostra il suo corpo dormiente tramite una ripresa carezzevole che ne evidenzia la fisicità scultorea, ben scolpita, ‘importante’. Gli occhi di Geri che la spiano durante la doccia sono la proiezione dell’ammirazione di noi spettatori di fronte a questa divinità greca col suo seno marmoreo ornato da un florilegio di tatuaggi.
La seconda ‘strategia cognitiva’ messa in atto da Andy ci avvicina alla Giulia ‘personaggio’, non solo fisico ma dotato anche di atteggiamenti e modi di fare sfuggenti, vaghi eppure seducenti: ecco spiegati i primissimi piani sul suo volto, che mai lascia trasparire emozioni precise. A differenza dello scoramento di Geri/Brian, Giulia si mostra fredda, lontana. Eppure è proprio dal confronto dialogico dei due personaggi che scaturisce l’attrazione ‘fatale’ che porta alla scena hard.

Seduzione…pericolosa

E’ mia abitudine evitare descrizioni del minutaggio delle scene porno, in primis perché credo sia semplicemente meglio vederle per goderne a pieno, poi perché ritengo velleitario – e quindi inutile – menzionare quali e quanti orifizi siano riempiti (potete vedere gratuitamente l’intera photogallery della scena hard andando su https://andycasanova.net/gallery/7749512/photoset-di-la-femme-fatale). Mi limito dunque a scrivere che la performance di Giulia e Geri è sontuosamente eseguita e ripresa. Si potrebbe obbiettare che i tanti tatuaggi della Lagherta siano, unitamente a quelli di Geri Del Bello, un po’ fuori luogo per i personaggi studiati ed elaborati da Casanova, ma si tratta di dettagli. La verità è che il corpo dell’attrice è uno spettacolo di forme e colori incisi su una cornice epidermica geometricamente ammirevole: la si guarda fare sesso con assoluto piacere. Da par suo, Del Bello è performer di qualità, affidabile e, come sempre, garantisce i giusti centimetri.
La cosa importante è che questo risvolto sessuale tra i due personaggi del film costituisce un punto di non ritorno nel loro rapporto: quel che ne seguirà porterà alla luce la vera identità della donna, e le conseguenze saranno nefaste…

‘La femme fatale’ ha un sottotitolo, ‘Il porno thriller’. Proprio quest’ultimo rappresenta a mio avviso la chiave di lettura di questo film, la cui consistenza è equamente divisa tra sesso e suspense. Thriller, appunto: un incedere narrativo ricco di sensualità e tensione, che la sceneggiatura di Andy distribuisce con razionalità nell’arco dei 50 minuti di durata fino a giungere all’apice tragico del finale ‘rosso sangue’.
Un plauso va tributato allo sviluppo psicologico dei due attori, qui chiamati ad essere credibili e convincenti non solo come performer ma anche nel versante recitativo, vista l’importanza della parte ‘parlata’: l’esito è positivo, tanto Geri che Giulia si lasciano apprezzare anche per le loro doti espressive. A questo proposito appare chiara l’intenzione della produzione di Andy, da sempre attento a valorizzare i propri attori attraverso film che ne esaltino le potenzialità di soggetti ‘pronti’ per il mondo dell’intrattenimento per adulti: questo non può che avvenire prestando attenzione alla qualità di fotografia, location e riprese.
Come la sua esperienza registica insegna, Andy Casanova tratta l’erotismo come una ‘vertigine’, ovvero una pulsione in cui il piacere si mescola spesso al pericolo. La complessità di una storia come quella raccontata in questo film necessita di seguire – e perché no, ‘immaginare’ – anche il ‘prima’ e il ‘dopo’, avendo i personaggi un background che è sempre puntualmente menzionato nell’arco della vicenda attraverso flashback o – come in questo caso – semplice rievocazione orale.
A racchiudere il tutto la solita confezione ‘importante’ ed esteticamente sobria, a ricordarci che continuare a fare del porno un genere cinematografico resta una cosa seria.

Visualizza gratuitamente l’intero photoset del film ‘La femme fatale’ a questo link https://andycasanova.net/gallery/7749512/photoset-di-la-femme-fatale

Per acquistare il download del film invece basta andare su https://andycasanova.net/product/41624/la-femme-fatale-giulia-lagherta

Taggato con: