Intervista a Syria Sent

Per Syria Sent essere sexystar internazionale è un fatto di passione e professionalità. Sono queste le parole chiave per comprendere il suo percorso artistico spettacolo dopo spettacolo, locale dopo locale, all’insegna di una continuità e di un amore per il proprio lavoro che emerge in ogni sua parola, pronunciata col trasporto tipico di chi si riconosce pienamente in quello che fa.
Per un’artista di questo settore lo show è la dimensione in cui raggiungere la punta massima della propria creatività e della propria qualità: a riprova di questo Syria afferma infatti che
‘Gli spettacoli che propongo sono molto curati in tutti i vari aspetti, dall’abbigliamento alla musica passando per la coreografia: io non lascio nulla al caso, provando i miei show e dedicando molto tempo alla loro preparazione. Mi considero in questo senso una persona molto professionale, girando l’Italia in lungo e in largo ed esibendomi in molti posti anche all’estero.’

Approfondiamo allora il tipo di preparazione che dedichi ai tuoi spettacoli. Uno show è composto d avanti fattori – costumi, musiche, coreografie…qual’è l’elemento primo a cui presti attenzione, quello da cui parte il tutto?
Anzitutto è fondamentale la musica. Se mi trovassi a dover fare uno spettacolo con una musica preparata lì per lì da un dj posso dirti che riuscirei comunque ad esibirmi per via della mia professionalità, tuttavia non la sentirei mia. Cosa per me fondamentale: tieni conto che io preparo la mia musica in base ai costumi, dal momento che ogni costume si riferisce ad un momento specifico. Generalmente il mio spettacolo si sviluppa nell’arco di 5-6 brani abbastanza lunghi durante i quali si succedono degli step: uno step d’entrata, uno in cui comincio a togliermi i vestiti in una determinata maniera, fino ad arrivare poi alla parte più ‘forte’ consistente nell’uso del vibratore che ovviamente anche una sexystar usa. Se così non fosse, il tutto si esaurirebbe nel solo fatto di spogliarsi: in alcuni nightclub dove viene richiesto uno spettacolo più soft, ad esempio, ti fermi al terzo brano limitandoti allo strip. Questo comunque accade molto di rado…

E’ dunque necessario che tu empatizzi con la musica da te scelta: è il primo passo per fare ‘tuo’ lo spettacolo…
Sono io quella che sceglie la musica, come detto in base ai costumi, allo stato d’animo e anche al posto: a questo riguardo tieni conto che molta importanza la riveste il posto in cui ti esibisci – quindi il palco – e il ‘come’ ti esibisci. Per esempio, pariamo di una fiera erotica: una fiera è un ambiente e una situazione in cui vengono a delinearsi determinati standard di musica e di abbigliamento. Generalmente troverai show con musica più hard e look in latex, questo per dirti che in una fiera incontri una tipologia di esibizioni diverse rispetto a quelle che avrai in un locale. L’artista deve quindi sapersi amalgamare in base a quello che è il suo stile nei diversi contesti in cui si esibisce e tener conto delle eventuali esigenze del proprietario di un locale, anche se per quanto mi riguarda mai mi è successo di ricevere osservazioni riguardo alla musica da parte del gestore di un nightclub, come del resto nessuno ha mai avuto da ridire riguardo ai miei spettacoli in generale.

In base a quanto detto, all’interno di uno spettacolo c’è spazio per l’improvvisazione?
L’improvvisazione può accadere per cause di forza maggiore, ad esempio nel caso in cui stiano mettendo una musica diversa da quella prevista. Certo può capitare, ma è raro secondo me: un’artista quando va sul palco sa bene cosa sta per fare e come deve farlo, conosce con sicurezza la propria musica e i propri movimenti.

Parliamo allora dei tuoi gusti musicali: quale tipo di musica prendi in considerazione per la scaletta di uno spettacolo?
Sono una persona dalle varie sfaccettature musicali. Generalmente gradisco l’impatto ‘hard’ di una musica in stile Rammstein ad esempio, tieni conto comunque che io scelgo la musica anche in base al tipo di locale in cui dovrò esibirmi: per me l’ideale è un mix di musica soft ed altra più ‘dura’, anche qualcosa di strumentale, senza accompagnamento vocale. Spesso creo delle tracce con l’aiuto di qualche bravo dj che mi aiuta in questo tipo di scelta.

All’interno di uno show accade dunque che i diversi momenti, o ’step’ come giustamente li chiamavi prima, siano contrassegnati da uno stile musicale diverso: si può partire con atmosfere soft e spingersi poi verso musica più forte…
…oppure viceversa: posso partire con qualcosa di più rumoroso per poi sfumare, durante la performance. Dobbiamo in questo senso sfatare il fatto che per spogliarsi o per usare il vibratore si debba per forza utilizzare della musica soft: certo deve trattarsi di musica d’effetto mirata a creare una certa atmosfera, una certa emozione. Tuttavia personalmente non trovo strano il servirmi di Rammstein o Marilyn Manson, per farti dei nomi, durante la parte finale dello show in cui utilizzo il vibratore. Questa situazione deve anzitutto eccitare me stessa per prima, in modo poi da trasmettere questa eccitazione a coloro che stanno guardando: solo così potranno capire che tu stai facendo qualcosa che ti piace. Questo a conferma di quanto ti dicevo prima: una musica devo anzitutto sentirla ‘mia’, solo così posso sperare di riuscire a comunicare la mia sensazione al pubblico. Pubblico che, è bene ricordarlo, è attento, sa giudicare e riconoscere quando l’artista si sta divertendo o quando si esibisce per semplice routine.

Provi sempre adrenalina prima di salire sul palco?
Ogni volta che salgo su un palco per esibirmi, per me è come se fosse la prima volta: io credo che se si prova questa emozione significa che ciò che si sta facendo va oltre la semplice abitudine, e questo uno spettatore lo avverte guardandoti.

Può capitare che uno spettacolo fatto spesso finisca poi per annoiare l’artista per primo, perdendo la propria freschezza o ragion d’essere, che dir si voglia?
Io ho molti spettacoli al mio attivo, mi piace cambiare: ciò non toglie che possa portare lo stesso show per due volte consecutive…l’importante è cercare sempre di evolversi e perfezionarsi: in questo senso io sono davvero molto perfezionista, ho sempre presente l’imperativo che quando mi trovo su un palco devo essere perfetta. Poi chiaramente l’imprevisto ci sta, ma se accade è un qualcosa che mi fa stare male: durante l’esibizione devo essere al mio massimo sotto tutti gli aspetti: movimenti, musica eccetera.

Da quanto dici capisco che sei molto critica verso te stessa per ciò che riguarda la tua professione…
Esatto, lo sono molto. Solo una volta mi è capitato di scendere dal palco anzitempo per uno stato d’ansia mio personale. Mi era successo di fare diverse date una di seguito all’altra senza ascoltare i segnali di stanchezza del mio corpo, per cui mi sono trovata nella necessità di lasciare il palco prima della fine dello show. La mia professionalità è stata quella di uscire con una certa nonchalance diciamo, senza suscitare panico o disappunto. Ovviamente rimasi male per l’accaduto: ecco che l’essere molto autocritica in certi casi aiuta, facendoti capire quando è il caso di fermarti. Noi spesso andiamo avanti ‘come treni’ con le varie serate senza tener conto che in certi momenti è necessario fermarsi per respirare e ricaricarsi. Io ad esempio prevedo di farlo in Febbraio, dopo un tour de force che va avanti da Dicembre. Poi con l’arrivo della primavera gli impegni torneranno ad aumentare.

Detto dell’aspetto fisico, questa tua professione impegna molto anche dal punto di vista psicologico: lo stato d’animo che si ha in un certo periodo, la propria situazione interiore, son tutte varianti di cui si deve tener conto per affrontare calendari fitti di impegni. Per cui quando non sei sul palco cosa fai per rilassarti?
Diciamo che riesco a fare una scissione tra la mia vita privata e il lavoro. Questo è fondamentale: tutti possiamo avere pensieri e preoccupazioni, l’essenziale è non portarli sul lavoro, perché sul palco bisogna dare il meglio di sé. Io prima di esibirmi entro un una dimensione in cui esiste soltanto Syria Sent, la sexystar: l’altra parte della mia vita rimane fuori. Questo esercizio di ‘autorelax’ mi riesce bene direi, non ho grossi problemi nel raggiungere l’armonia necessaria. Poi è chiaro che uno spettacolo può venir fuori migliore di un altro: in questo concorre molto anche il pubblico, va detto. E’ vero che sei tu che devi sapere attirare l’attenzione e mantenerla viva su di te, ma un pubblico caloroso ti aiuta tanto. Allo stesso tempo, l’atteggiamento dell’artista è altrettanto fondamentale: se chi si esibisce riesce a strappare un applauso ad un pubblico più freddo significa che sta facendo bene.

Parlando della tua carriera nella sua totalità, sei ormai un nome di grande richiamo in Italia e non solo…
Io ho cominciato 7/8 anni fa, poi mi son fermata forse proprio nel periodo in cui cominciavo a trovarmi sulla cresta dell’onda e successivamente sono stata brava a riprendermi, ormai da tre anni son tornata pienamente attiva. Posso dire, insomma, di essere riuscita a dimostrare la mia professionalità e il mio valore in questo arco di tempo. Qualche volta è capitato magari di non trovarsi pienamente con qualche locale, del resto non sempre le cose vanno come dovrebbero andare: la professionalità deve stare ovviamente da entrambe le parti, da quella dell’artista come da quella della gestione e organizzazione del locale.

E qui torniamo a quella ‘parola magica’, ‘Professionalità’: un traguardo essenziale per intraprendere l’attività di sexystar e garantirsi poi un futuro in questo settore…
La professionalità è un valore che sta al di sopra di ogni altra cosa, non smetterò mai di dirlo. Chiaramente siamo umani, possiamo sbagliare. Ti faccio un esempio: le fiere sono vetrine molto importanti ma altrettanto stressanti, richiedono una certa forza caratteriale e mentale per saperle vivere nel modo giusto e capire come funzionano. Per cui se tu prendi una ragazza che non è abituata a spogliarsi e la fai esibire ad una fiera potrebbe rivelarsi un flop totale, oppure no…parliamo di trampolini di lancio molto buoni ma assai impegnativi.

Per cui, andando ‘oltre’ le fiere, la vera continuità te la dà poi il sapersi creare una rete di serate settimanali costante…
La rete di serate è fondamentale. Occorre andare avanti sempre, pubblicizzarsi, muoversi spesso, prestare attenzione a social e locali. Questo lavoro o lo si fa bene, con passione, oppure è inutile cominciarlo.

Ecco, hai accennato ai social: come li vivi, quanto sono determinanti dal punto di vista professionale?
Per quanto riguarda il lavoro, il riscontro maggiore l’ho avuto con Instagram. Quanto prima aprirò il mio Twitter, Facebook lo vedo invece adatto come contenitore della storia dell’artista, un posto in cui inserire le cose salienti senza esporsi troppo. Per tutte noi artiste, sexystar e pornostar, Internet e i social rivestono una grande importanza, per la pornostar forse ancor di più…

Hai toccato l’argomento pornostar, per cui ti chiedo: hai avuto richieste dal mondo dell’hard?
Richieste ne sono arrivate, ma direi che non sono interessata all’ambito del porno: mi esibisco come sexystar ed è l’esibizione in se stessa che mi appaga, diciamo che adesso non sto ricercando altro. Ad ogni modo io, condividendo lo stesso spazio lavorativo delle pornostar come accade alle fiere, conosco l’ambiente molto professionale e il ‘dietro le quinte’ che c’è in questo mondo, tuttavia direi che si tratta di due settori – sexystar e pornostar – per molti versi vicini e lontani al tempo stesso. Chiaramente lo spettacolo di una sexystar sarà sempre uno spettacolo ‘forte’, la differenza consiste nel fatto che chi è sexystar non ha fatto film, la pornostar si.

Tornando all’universo digitale, parliamo di webcam: sei stata camgirl?
In passato mi è capitato di fare webcam, mi è stato anche proposto di tornare su questa attività, io però viaggio tantissimo: parlando di estero ho in ballo impegni in Paesi in cui per altro sono già stata con i miei spettacoli, ad esempio Canada, Miami, Grecia e Norvegia. Ecco, a questo riguardo magari son stata all’estero più di tante altre: quando vado fuori mi fermo per 2/3 settimane e mi trovo in un’altra dimensione, mi concentro sugli orari dei vari locali in cui dovrò fare gli spettacoli e non penso ad altro. In Norvegia ad esempio sono stata in un bellissimo locale ad Oslo, che ha come orario di apertura le 21 e chiude poi alle 3 di notte.

Moltissimi posti dunque: difficoltà linguistiche?
Nessuna, parlando inglese e spagnolo non ho assolutamente problemi.

Esiste un pubblico più espansivo – o più freddino – considerando tutti i posti in cui ti sei esibita?
Gli americani sono senza dubbio il pubblico più caloroso, parlo della mia esperienza a Miami. Fondamentalmente vogliono uno spettacolo forte e divertente. In Italia mi è capitato di notare un pubblico magari un po’ più chiuso nell’estremo Nord e nell’estremo Sud…ma ti parlo semplicemente di contatto umano durante lo spettacolo. In realtà non c’è una regola fissa, chiaramente…

Con tutti questi impegni ad ampio raggio ti riposerai molto poco…
Il riposo è senza dubbio poco, noi artiste però siamo un po’ autodidatte e quando si parla di date da prendere dobbiamo ragionare anche nell’arco di mesi. Bisogna saper organizzare il proprio tempo in base agli impegni che si prendono anche sulla lunga distanza e garantire la propria presenza e affidabilità. Di certo c’è che sei sempre in viaggio e la valigia la tieni lì, pronta a partire.

…per cui a livello di vita personale ci sono delle decisioni da prendere: questo lavoro ti toglie qualcosa?
In ambito personale ti toglie parecchio. Trovare un compagno che capisca e accetti i tuoi ritmi di lavoro è davvero molto molto difficile: le coppie che conosco io sono composte da persone che lavorano entrambe in questo settore e quindi si capiscono a 360 gradi, trovando totale armonia. Tuttavia, se io dovessi cercare di costruire una relazione lo farei comunque con qualcuno al di fuori dell’ambiente.

Allontanandosi dalla professione, quali hobby hai nel tuo quotidiano?
Lontano dai riflettori sono una persona molto tranquilla. Ho due cani che adoro, mi piace leggere, fare palestra e molta meditazione. Poca invece la mia vita mondana: già ne faccio molta nel lavoro, per paradosso non ne vado alla ricerca nel mio tempo libero. Per cui mi piace trascorrere il tempo in compagnia di poche persone ma vere, amici di vecchia data con cui parlare di tutto e uscire per una normale serata a cena o in discoteca. E’ comunque fondamentale il riposo fisico e mentale, perché noi che facciamo questo mestiere con questi ritmi siamo spesso stanche. Fondamentalmente questo lavoro devi amarlo: l’amore ti fa superare la stanchezza. Spesso chi è al di fuori di questo ambiente difficilmente capisce certe dinamiche legate al nostro settore.

Per concludere, in base alla tua esperienza qual è il metodo migliore per approcciarsi a questo settore in modo costruttivo, gettando le basi per una carriera duratura?
Bisogna essere bravi ad entrare in un certo sistema senza bruciare le tappe. Un’artista che cresce e matura con costanza ha maggiori possibilità di resistere e rimanere. Chi brucia le tappe può rivelarsi un fuoco di paglia – non è detto, ma meglio non rischiare. Poi è essenziale come ho già detto lavorare con scrupolo, costanza e serietà, fermandosi quando è il tuo corpo a chiedertelo e fartelo capire.

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