Jessica Rizzo su Videoimpulse, Ottobre 2001

Per molti versi, Jessica Rizzo rappresenta l’incarnazione più sanguigna dell’Hard, senza distinzioni geografiche o storiche di sorta. E’ stata – e resta – più di un’attrice, più di una imprenditrice, più di un nome visto mille volte al cinema anziché su vhs, poi dvd, infine internet. Jessica Rizzo incarna, per il suo modo di essere, per quella sua fisicità famelica, l’epica stessa del porno nella sua forma più godereccia. Nel numero di Ottobre 2001 della rivista Videoimpulse, anch’essa a sua volta icona cartacea di quello che è (stato) il cinema hard, Jessica era la ‘Ragazza del Mese’. I suoi primi dieci anni di carriera venivano celebrati attraverso una bella intervista di Fabrizio Zanoni che riporto di seguito quasi integralmente. Una lettura interessante alla (ri)scoperta d’una pornografia fatta di istinto e passionalità, ‘larger than life’ diremmo, che portò Jessica a privilegiare la verità della ripresa diretta con attori non professionisti a scapito dell’artificio industriale del ‘copione’, rifiutando il doppiaggio come negazione di verità sessuale. E poi c’è molto, molto altro ancora. La parola ritorna a Fabrizio e a Jessica. Buona lettura.

Come nasce il personaggio Jessica Rizzo?
Diciamolo subito, io non volevo diventare una pornostar, è successo per puro caso! Essendo io e mio marito già all’epoca una coppia scambista e trasgressiva, avevamo sempre voglia di sperimentare cose nuove. Io avevo un altro lavoro, durante la settimana facevo la ragioniera e nel week-end la cantante in un gruppo di 11 elementi, dove Marco suonava la chitarra. Facevamo parecchie serate. Tornando al porno, durante uno di questi scambi di coppia, ci fu una proposta da parte di un produttore che girava video amatoriali che ci propose di girare un video con mascherina.

Accettaste di getto?
No, ci dormimmo su qualche notte.

E poi cosa è successo sul set?
Camuffati con tanto di parrucca io e barba finta lui, oltre all’ovvia mascherina, pensavamo di essere assolutamente irriconoscibili. Ricordo che era un set con Baby Pozzi ed Eva Orlowsky. Arrivò la troupe di Mixer per intervistare le attrici e volevano intervistare anche me. Passai la giornata a scappare dalle telecamere! Loro mi inseguivano e io facevo qualunque cosa per coprire l’obiettivo. Non volevo fare l’attrice, quindi non cercavo pubblicità. Semplicemente i film hard ci erano sempre piaciuti e l’idea di essere noi, per una volta, i protagonisti era intrigante.

Nonostante i trucchi vi beccarono subito…
Subito! Il film si intitolava ‘Giochi bestiali in famiglia’ e io avevo si e no un minuto di scena. Nonostante questo, appena lo proiettarono in un cinema di Pesaro, fui notata da un fabrianese che riconobbe sia me, che mio marito. Si sparse la voce e la pellicola passò subito in un cinema di Fabriano dove fece il tutto esaurito per più di un mese. Naturalmente un film porno restava in cartellone per due o tre giorni. Puoi immaginarti lo scandalo…

E voi come reagiste?
Pensa che in quel periodo eravamo andati in vacanza in Germania per comprare una Jaguar, quindi lo venni a sapore da mia madre che, chiamandomi al cellulare, iniziò a tempestarmi di domande quasi piangendo ‘Ma che cosa è successo! Qui dicono che voi avete fatto un film porno…’ Io inizialmente negai tutto, ma il cuore mi batteva a tremila. Nel frattempo il telefono di casa di mia madre era stato preso d’assalto, mia sorella non poteva più nemmeno camminare per strada, gente che le chiedeva l’autografo…siamo dovuti tornare subito indietro e la prima immagine che ho del mio ritorno a Fabriano è la coda incredibile davanti al cinema dove proiettavano il film. C’era nell’altra sala del paese ‘Balla coi lupi’ film che vinse Oscar e fu campione d’incassi ovunque. Bene, a Fabriano fu un flop incredibile, erano tutti a vedere ‘Giochi bestiali in famiglia’! I più esagitati avevano addirittura organizzato dei pullman che partivano dalle zone limitrofe per venire a vedere il film. In tutte le Marche non si parlava d’altro. Una sorta di gita sociale in salsa hard core! La cosa finì sui giornali e in tv. Ne parlò Costanzo, Mixer, I Fatti Vostri, Magalli…nemmeno me li ricordo più da quanti erano. Ogni giorno ricevevamo inviti; all’inizio il sentimento prevalente è stato il panico, poi, ad un certo punto, ci siamo resi conto che il fenomeno era incontrollabile ed abbiamo deciso di accettare i passaggi tv.

Quando e come avete deciso? In una situazione del genere credo ci sia un bivio: scappare lontano facendo perdere le proprie tracce o cavalcare la tigre e cercare di volgere/monetizzare a proprio vantaggio lo scandalo.
E’ stata una decisione necessariamente maturata in poco tempo. Non eravamo esperti e nemmeno pronti a tutto questo. Ci siamo trovati ad essere famosi di colpo e senza volerlo per una cosa che avevamo fatto solo per sfizio e che pensavamo di aver nascosto alla perfezione. Un conto è se noi avessimo deciso a tavolino ‘Vogliamo diventare famosi!’. Ci saremmo studiati gli scoop e saremmo stati pronti a qualsiasi eventualità. Noi invece ci siamo trovati come pesci fuor d’acqua, però ci siamo rimboccati le maniche ed eccoci qui, dieci anni dopo.

Quali furono i primi passi della pornocoppia una volta deciso di uscire allo scoperto?
Trasferimento a Roma. Fabriano era troppo piccola. Poi i passaggi televisivi e le interviste ai giornali. In quel periodo li abbiamo fatti tutti, forse ha parlato di noi anche Famiglia Cristiana! Poi ricevevamo proposte di ogni tipo: registi, impiegati, produttori, giornali che volevano una copertina in esclusiva con me…offrivano belle cifre. Noi eravamo veramente frastornati. Viavai di giornalisti, la segreteria fusa in due giorni, masturbatori, complimenti di ogni tipo. Succedeva di tutto…non riuscivamo a capire, visto che di pornostar ce n’erano parecchie, perchè la gente si interessasse tanto ad una coppia normalissima sposata in chiesa con tanto di abito bianco. La mia vita è stata stravolta in una settimana.

Il tuo secondo film verrà poi girato a Los Angeles per la regia di Gerard Damiano…
Si potrebbe definire quasi il primo film visto che nell’altro, come ti ho detto, faccio una scena di un minuto.

Come nacque il film?
Mi arrivò la proposta via fax dall’Italia da una persona del settore e la cifra offerta era veramente interessantissima. A questo aggiungi l’idea di andare a lavorare con il regista di ‘Gola profonda’ negli Stati Uniti, ad Hollywood…Non abbiamo conosciuto la gavetta. Il produttore aveva fiutato il business ed era certo di fare un botto. Non si sbagliava, il film andò benissimo.

Quanto c’era di vero circa il tuo presunto arresto per atti osceni ad Hollywood. Le foto che circolarono puzzavano lontano un miglio di scoop costruito ad arte…
Dunque…noi effettivamente facemmo una scena in strada e passarono dei poliziotti. All’inizio volevano arrestarci veramente, ci avevano anche messo le manette poi hanno scoperto che eravamo italiani e anche uno dei poliziotti era di origini italiane…

Ed è finita a tarallucci e vino…
Esatto, ma una base di verità c’è.

L’esperienza in America come fu?
Pazzesca. Noi eravamo persone normalissime con abitudini comuni, mentre qui eravamo serviti e riveriti. Camerieri in guanti bianchi, limousine che ci venivano a prendere…vivevamo un sogno e continuavamo a non capire. Forse eravamo diventati un mito per tante coppie come noi che erano costrette a vivere nell’ombra. Noi esprimevamo liberamente quello che loro non potevano permettersi di mostrare di essere. Ero la signora della porta accanto, la moglie del vicino di casa. Fu questa la molla.

(Marco è stato il tuo) Primo uomo?
Assolutamente. Ero vergine, non sapevo niente, ho imparato tutto con lui. Sentimentalmente credo che Marco sarà sempre il mio unico uomo proprio perchè con lui ho un’intesa straordinaria. Non tolleriamo bugie e tradimenti. Se vogliamo divertirci lo facciamo insieme, in comune accordo, in complicità. Questa è la nostra ricetta per arrivare uniti alla vecchiaia.

Un nostro collaboratore, Michele Giordano, ha più volte avanzato l’ipotesi che i tuoi film americani non siano stati girati realmente da Gerard Damiano. Sono infatti assai distanti dai film che decretarono il successo del regista.
Io non conosco il modo di girare di Damiano ma ti posso assicurare che girò tutto lui. Il copione invece arrivava dalla casa di produzione.

Quanti film girasti in America?
Tre, ‘La porta dietro della sposa’, ‘Momenti duri dietro di me’, che vinse anche un premio in America, e ‘Giochi di coppia’, il primo in ordine di tempo. Erano film costosissimi, in pellicola, con i carrelli, in studi cinematografici veri e propri con tanto di ambienti ricostruiti appositamente. Un investimento di centinaia di milioni. Qualitativamente ineccepibili ma doppiati…odio il doppiaggio, toglie spontaneità.

Damiano era già un canuto signore all’epoca…
Si, fu molto gentile e metteva a suo agio le persone. Ero io che mi sentivo nel posto sbagliato. Sono abituata ad essere molto istintiva e naturale mentre lì dovevo attenermi ad un copione. Ricordo che c’era un bellissimo attore di colore e durante la scena ad un certo punto dissi a Damiano: ‘Adesso facciamo quest’altra posizione’. Mi rispose di no perchè nel copione non c’era scritto! Io rimasi senza parole. Era tutto meccanico, senza fantasia…so che molti fanno i film così. Beh, io non ci riesco. Una posizione la faccio perchè ne ho voglia non perchè è scritta su un copione. Quella risposta mi gelò e portai a termine la scena senza più ombra di passione. Un’altra volta in Ungheria ricordo che l’attore con cui giravo la scena mi toccò e tutto stupito mi disse ‘Ma sei bagnata?’ Capisci come siamo messi? Mi sentivo un’aliena! E’ stato per questo che dopo sette film (gli ultimi quattro furono girati in Francia e due in Ungheria, ndr) ho deciso di fare di testa mia. Parlai con Marco e gli dissi ‘Se io devo andare avanti così mollo tutto. Non ci riesco. Non so fingere, voglio fare quello che mi piace e mi va’. Sarei stata una cattiva attrice hard, e quando parlo di attrice intendo una che finge. Io non sono così brava a fare questo e non mi interessa neppure. Così è nata la Jessica Rizzo Production. Sesso vero, audio in presai diretta, poco montaggio, spontaneità. Non a caso i miei attori sono quasi tutti esordienti. Io non voglio macchine perchè le macchine trasmettono freddezza, i’antitesi del porno. Le mie scene con i professionisti sono sicuramente peggiori rispetto a quelle fatte con i miei fan. Se uno trema alla sola idea di toccarmi, trasmette un brivido anche a me.

Con quali altri registi hai lavorato prima di fondare la tua produzione?
Ricordo Richard Bennet e Christopher Clark, gli atri sinceramente no.

Tu hai lavorato anche con Moana Pozzi. Come ti sei trovata con lei?
Benissimo.

Eppure da un punto di vista sessuale Moana è distante anni luce da te. Tu vulcanica e passionale, lei fredda, distaccata, asettica.
Infatti parlavo del lato umano. Era il mio quarto film, lei invece era già il personaggio che tutti conosciamo. Ricordo che Marco era quasi in soggezione ma lei fu molto carina e ci mise subito a nostro agio. Ricordo che era molto sorpresa del fatto che io non fossi gelosa di Marco quando lui girava scene con altre donne. Per lei era diverso, diceva che non avrebbe mai accettato una cosa simile. Io le facevo notare la contraddizione nel non tollerare un qualcosa che invece lei faceva quotidianamente. Lei a questo rispondeva ‘Ma io non lo faccio per godere, lui invece sicuramente si’. In seguito mi ribadì a più riprese la sua ammirazione per essere stata la prima pornostar a slegarmi da produzioni esterne creando la mia azienda. Per quanto riguarda il set, confermo le tue parole. Non le interessava il porno, rispettava un copione. Anche se nella scena con noi si lasciò andare un po’ più del solito…

Ora raccontami i primi passi da attrice/produttrice.
I primi video erano amatoriali. Io e Marco che giocavamo con persone con la mascherina. Andarono a ruba nonostante i registi hard più blasonati ci snobbassero criticando la nostra scelta. ‘Ma cosa fate…perchè vi buttate via così…questi prodotti non possono competere con i film veri…’ Nei miei video si deve vedere tutto. Anche il dolore al limite. Durante la penetrazione anale scende la lacrima? Noi riprendiamo anche quella, perchè è vera! Nessuno girava come noi all’epoca, poi sul genere si sono buttati in tanti…abbiamo convinto i Soloni del porno con la forza dei numeri di vendita.

Tu sei stata una delle attrici italiane più estreme. Hai girato una gang bang con 100 uomini, hai fatto scene di pissing…come sono nate queste cose?
Erano mie fantasie. Le ho chieste io.

(…)

Dopo quanto tempo arrivò la fatidica prima volta (con Marco, ndr)?
Gliela feci soffrire…7/8 mesi. Fu una cosa graduale fatta anche di molti rifiuti. Io avevo inculcata l’idea di dover arrivare vergine al matrimonio. Da ragazzina avevo la fila di ragazzi che mi corteggiavano me io niente. Ero esigente, volevo l’uomo per tutta la vita. Pensa che mi chiamavano la Santa! Nemmeno un bacio ho dato!

Come si passa dall’essere sante al frequentare i club Privè?
Credo sia una cosa che si ha dentro. L’educazione sopprime la natura fino ad un certo punto. Quindi dalle fantasie di coppia si è passati agli annunci sui giornali e poi ai club.

Ti ricordi il vostro primo scambio?
La prima volta non ci fu un vero scambio, all’ultimo momento ci tirammo indietro per una sorta di gelosia. Il rapporto sessuale vero e proprio con altri partner arrivò dopo tre o quattro volte.

(…)

Dopo tanti anni di matrimonio non è mai nato in voi il desiderio di un figlio? La scelta di non averne è legata al vostro lavoro?
Il lavoro influisce, inutile negarlo, non deve essere facile essere il figlio di una pornostar. Ma è anche una questione di tempo. Un figlio ha bisogno di genitori presenti che si dedichino a lui. A noi invece manca il tempo anche per noi stessi. Un bambino non deve essere cresciuto dalle baby sitter.

In questi dieci anni su di te sono state scritte tante cose. C’è qualcosa che ti ha fatto male leggere, magari che ti ha ferito come donna, mettendo da parte un attimo la pornostar?
Solo una volta, quando un giornale scandalistico si inventò una prossima separazione con Marco.

Alcune pornostar, raggiunto il successo, ripudiano il loro passato. Penso a Luana Borgia, ridotta a fare i balletti da Paolo Limiti o Selen che intervistata da Lucci a Le Iene fa quella che si scandalizza alla domanda ‘Quanti cazzi hai preso?’. Tu cosa ne pensi?
C’è molta ipocrisia. Purtroppo alcune ragazze utilizzano il porno per cercare di fare altro.

Come è nato il tuo nome d’arte?
Mi piaceva il nome Jessica e per quanto riguarda il cognome, Marco diceva che facevo rizzare tutti e quindi…

Tra le cose che hai fatto, ricordo un’esperienza teatrale al Franco Parenti di Milano.
Fui contattata da Dario D’Ambrosi, il regista che aveva scritto il copione pensando a me. Interpretavo il ruolo di una depressa che ad un certo punto impazzisce. Fu dura calarsi in quella parte così lontana dalla mia indole. Provammo per circa un mese prima del debutto ma poi fu un grande successo e portammo lo spettacolo anche al Vittoria di Roma. Fu dura ma fu anche un’esperienza molto bella che rifarei.

La tv ha la brutta abitudine di parlare di porno solo per buttarla in burletta. Tu in tv ci sei stata spesso, che opinione ti sei fatta?
Ho rifiutato parecchi passaggi televisivi perchè non mi piaceva il ruolo che mi volevano appiccicare addosso. All’inizio si prendeva un po’ di tutto, ora posso permettermi il lusso di dire no.

(…)

Una delle critiche che vengono mosse da molte donne e da una frangia di femminismo è che il porno rappresenta soltanto le fantasie e gli stereotipi sessuali maschili e che le donne vengono rappresentate solo come oggetti per il piacere dell’uomo. Tu che sei prima di tutto una donna cosa ne pensi?
Io ho dimostrato di non essere una donna oggetto. Al limite sono gli uomini che diventano oggetto delle mie fantasie, del mio piacere, dei miei video e quindi del mio business.

In conclusione. Festeggi dieci anni di carriera, quasi un record tenuto anche conto del numero di prodotti e della vastità del tuo piccolo impero (video, internet, locali, show…) Ti dai qualche scadenza? Fino a quando ti vedremo in azione?
Fino a quando mi divertirò. Il giorno in cui sarà solo un business stai pur sicuro che smetterò.

Intervista di Fabrizio Zanoni tratta dal numero 106 di Videoimpulse, Ottobre 2001.
(In corsivo l’introduzione e due piccoli adattamenti discorsivi sono miei)

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