Mario Salieri su Mamma Roma e Altre Storie

Mario, dopo l’incursione nella storia del cinema italiano compiuta con ‘La Ciociara’ ritorni a fare riferimento ad un titolo importante quale ‘Mamma Roma’. Cambiano gli autori – là era De Sica, qui Pasolini – ed i contesti storico-sociali. Cambia, di conseguenza, l’approccio che hai messo in uso per sviluppare i tuoi adattamenti. Tempo fa mi hai scritto però che non ami incondizionatamente Pasolini e il suo cinema. Perchè dunque la scelta di ispirare il tuo nuovo lavoro ad un suo film e perché proprio ‘Mamma Roma’, cosa ti ha affascinato in quest’opera?

Entrambi i lavori che hai citato (‘La Ciociara’ e ‘Mamma Roma’) nascono come provocazione verso i puristi della settima arte, che considerano il porno non come “genere audiovisivo” alla pari del Thriller della Commedia o del Terrore, ma come un contenitore di nefandezze e volgarità. In questi due film racconto delle storie, solo ispirate agli omonimi originali perché molto diverse nello sviluppo narrativo, e cerco di trasmettere emozioni ed erotismo, oltre che pornografia. Inoltre questi lavori mi restituiscono anche il piacere d’informare il pubblico del porno più attento e sensibile perché entrambi sono preceduti da documentari di mia produzione che trattano dei film originali e dei loro autori. Di questo ne sono assolutamente fiero, perché è alquanto atipico nell’industria del porno. Mentre amo quasi tutta la filmografia di De Sica, detesto quella di Pasolini, con unica eccezione dei suoi due primi film: Accattone e Mamma Roma. Questo però non è importante per il mio progetto, che come dicevo nasce per “sfruculiare” alcune categorie d’intellettuali.

Cerchiamo di allargare ulteriormente il discorso. Per come la vedo io, la tua produzione – sia quella di impronta teatrale, sia quella che rimane maggiormente legata all’estetica del ‘film’ – ha più che mai intrapreso una strada che esclude una fruizione ‘immediata’, ‘distratta’ o per così dire ‘facile’ tipica del porno contemporaneo. Chi vede un tuo film nella sua totalità è portato, insomma, a fare dei ragionamenti e porsi delle domande riguardo a determinare tue scelte, cosa che inevitabilmente genera una spaccatura: il modo di girare e di ‘pensare’ l’hard di Salieri non ha compromessi, o lo ami o lo eviti. E tu appari sempre più estraneo a quella logica di assimilazione che rende orfana, ovvero impersonale, la produzione di settore per così dire ‘mainstream’. Questa mi appare come una tua presa di posizione morale, ancor prima che professionale: ti va di commentare questo mio ragionamento?

Condivido pienamente il tuo ragionamento. Basta dare un rapido sguardo sui forum dedicati al mondo dell’hard molto frequentati da ragazzi (spesso pirati informatici) per capire quanto il mio stile di pornografia sia detestato soprattutto dai giovani, quelli appunto abituati alla fruizione immediata della pornografia. Un recente commento che mi ha divertito moltissimo è stato: “I film di Salieri sono come i cinesi, quando ne hai visto uno, li hai visti tutti”. In effetti l’autore di questo simpatico commento può essere compreso perché questa è la sensazione che si può avere guardando i miei film con la funzione di avanzamento rapido delle immagini o estrapolando le scene hard dalla narrativa. I film di Salieri sono indirizzati esclusivamente a un pubblico attento che recepisce il linguaggio erotico-pornografico che cerco di tramettere e, dispiace dirlo, questo pubblico è soprattutto composto da persone di età matura perché le giovani generazioni non conoscono l’erotismo, non appartiene alla loro cultura.

È inevitabile che, per quanto tu sottolinei che la corretta fruizione di
un tuo film necessita di tener conto anche della componente narrativa e non solo delle scene di sesso, qualcuno si concentra esclusivamente su di esse, finendo poi col non capire neppure quelle, ovvero il motivo per cui il performer maschile è in un certo modo e l’attrice si comporta in un altro. Tra coloro che riducono il regista Salieri a ‘operatore di scene’ (ignorando evidentemente la differenza che corre tra queste due figure) le critiche maggiormente rivolte sono queste: ‘ma uffa, la donna nei suoi film è sempre inespressiva! Vabbè che è sottomessa, però esagera’ oppure ‘perchè gli uomini son sempre brutti? Porelle quelle attrici a girare con questi…’ Visto che a me piace rivolgermi direttamente alle fonti e non limitarmi all’invettiva destinata a cadere nel nulla ti chiedo: cosa rispondi a queste osservazioni, le valuti pertinenti, esatte o meno?

I miei film sono i miei film ed ovviamente hanno il mio stile. Quelli che non li amano devono farsene una ragione, e non capisco neanche perché ne parlino considerando che hanno a disposizione decine di migliaia di proposte alternative. Nella mia narrazione l’obiettivo è sempre ed esclusivamente quello di raggiungere il massimo della credibilità cercando di ottenere tutto il possibile dagli interpreti che ho a disposizione. Dunque se un personaggio femminile subisce una sottomissione psicologica da parte di un uomo, sarà sottomessa, se invece decide di tradire il marito sarà intraprendente e così via. Purtroppo la formazione dei cast è sempre più difficile perché le nuove generazioni di attori e attrici hard (ne ho parlato recentemente anche in un mio post sui social) sono stereotipate. Le giovani attrici sono tutte ispirate da un modello di bellezza dilagante che prevede sopracciglia tatuate, ciglia finte, seni siliconati, labbra al fillers, tatuaggi di varie dimensioni, piercing, vistose unghie finte e depilazione totale e sono molto più disposte a farsi sfondare il culo da triple penetrazioni piuttosto che girare una “strana” scena di commedia con Salieri, regista di cui hanno orrore o di cui provano totale indifferenza. Gli uomini invece sono quasi sempre costituiti da ragazzotti con il fisico scolpito dal testosterone, sopracciglia e corpo tatuato e cazzo rigonfio di “caverjet” iniettato in quantità industriali. Io con questo esercito di cloni non voglio condividere nulla e allora preferisco scritturare le sempre più rare eccezioni, che per fortuna esistono, e attori di età matura che non definirei vecchi, con il termine dispregiativo usato da molti giovani. Si tratta infatti di sessantenni che anche se a loro volta si gonfiano il pene con siringhe di caverjet almeno mostrano eccitazione disponendo sessualmente di una ragazza più giovane di loro. Non piace “la porella co questi???” Dov’è il problema? Guardate altro.

Torniamo a cose serie. Se facessimo un viaggio nel tempo, film come questo tuo ‘Mamma Roma’, anche solo in una eventuale versione ‘soft’, susciterebbe dei dibattiti, con i suoi bravi detrattori e sostenitori di scelte estetiche, tematiche, narrative. È questo che succedeva quando il cinema ‘provocava’, che fosse un Pasolini o un Bertolucci o un Ferreri o altri ancora. Il film erotico visto dunque come specchio sociologico, per bello o brutto che fosse. Chiedo al Salieri spettatore: con quali film inizia secondo te la ‘provocazione’ pornografica in seno al cinema? E poi: negli anni in cui si facevano film ‘scandalosi’ eri interessato ad una critica del cinema ‘militante’ o propendevi per una visione più disimpegnata?

I tempi in cui i film riuscivano a scandalizzare sono finiti da un pezzo e molti registi, tra cui Pasolini e Fellini, ne hanno approfittato per ottenere successi commerciali che senza lo scandalo non avrebbero mai ottenuto. I sequestri, le censure e le polemiche sono state la vera fortuna di molti film che in mancanza avrebbero girato soltanto nei circuiti d’essai, fatto cambiare mestiere ai propri registi e portato al fallimento i loro produttori. Oggi, nell’era di internet, quasi nulla fa più scandalo, ormai ci siamo abituati anche a contare centinaia di morti al giorno per Covid come fosse diventata una normalità. Negli anni in cui si facevano film scandalosi la mia visione è sempre stata disimpegnata lasciando le emozioni al primo posto.

Come ben sai, esce ‘Mamma Roma’ sul tuo sito ed eccolo poco dopo disponibile in piattaforme streaming free. Al di là della valutazione utilitaristica della cosa – ormai è una realtà consolidata – io penso che la distribuzione digitale di contenuti video o audio a pagamento – generalisti o di specifici settori – è un mercato che contiene in se stesso la propria rovina, dal momento che un prodotto viene puntualmente reso gratuito ‘per vie traverse’ a distanza di ore dalla sua pubblicazione legale. È una sorta di ‘cavallo di Troia’ autolesionista e non può che portare – come credo sia chiaro – alla definitiva inutilità e impossibilità di produrre cinema, musica e quant’altro, se non svendendo e quindi svilendo la cosiddetta ‘merce’ – casa che per altro mi pare stia già accadendo. Qual è la tua opinione a riguardo?

Per fortuna la pirateria in internet ha subito e sta subendo molti duri colpi. Ovviamente si tratta di un business e per sconfiggerla è necessario colpirla nella visibilità e negli interessi economici. Si può fare ma è necessaria la collaborazione dei motori di ricerca e delle istituzioni finanziarie che gestiscono le transazioni con carte di credito. Qualcosa per fortuna si sta già muovendo ed anche i miei film, che non si capisce perché siano i più ricercati, si trovano in rete con sempre maggiore difficoltà. Il pubblico poi è composto da moltissime persone oneste che non scaricherebbero mai un film pirata. Il mio sito ha molti abbonati (senza pirateria ne avrebbe molti di più) che ancora consentono il prosieguo delle produzioni. Certo oggi è impensabile di realizzare film ad alto costo e bisogna cercare di suddividere in episodi i lungometraggi, ma ancora i profitti risultano essere interessanti e fino a quando sarà così io andrò avanti. Per fortuna dopo quasi quarant’anni di carriera ho le spalle forti e posso concedermi quando voglio una rilassante pensione.

Parliamo un po’ di attori. A tal proposito io ritengo che il tuo cinema possa definirsi ‘autoriale ma non attoriale’, ti spiego. Per calarsi nei tuoi lavori, credo sia utile se non necessario che chi viene coinvolto in quanto attore sappia anche solo vagamente la storia relativa a quello che sta interpretando. Per quanto riguarda i lavori teatrali questo è indubbio – la recitazione è ad alti livelli in quanto si tratta di professionisti del Teatro con la T maiuscola – mentre invece per i film cosa puoi dirmi? Tu sei solito soffermarti a spiegare il perché di una certa recitazione, la storia che c’è dietro, il film da cui trae ispirazione il tutto? Perchè converrai con me che, avendo a che fare con ‘gente del porno’, questo non è scontato…

Come già succitato in risposta ad un’altra domanda la mia selezione tra quella che tu definisci “gente del porno” è severissima. Gli attori del porno che lavorano sui miei film devono essere motivati, pazienti e imparare perfettamente a memoria i copioni che ricevono sempre con almeno due settimane d’anticipo. Poi sul set li modello a mio piacimento e quando proprio non riesco a ottenere quello che voglio taglio sensibilmente i loro ruoli modificando il copione.

Ne abbiamo già discusso in altra sede, io ritengo che lo specifico pornografico in un film ‘ispirato’ all’opera di Pasolini sia in un certo senso sottintesa ai film originali. Nelle sue opere permane una tensione erotica tale che, se avesse potuto, lo stesso scrittore/regista avrebbe, a mio avviso, girato delle sequenze di sesso esplicito. Eppure parliamo di un intellettuale che seppe dirigere Totò come mai nessuno aveva fatto, guadagnandosi per altro il rispetto e l’umiltà del Principe De Curtis. Ancora: parliamo di un regista che aveva progettato di inserire Eduardo De Filippo in un contesto erotico e irriverente quale ‘Porno Teo Kolossal’, il progetto mai realizzato che doveva seguire ‘Salò’. Parliamo, insomma, di un personaggio contraddittorio, contorto, estremo. Dopo aver accuratamente ‘studiato’ la sua biografia come emerge dal tuo documentario su di lui, che peso dai a Pier Paolo Pasolini nell’ambito della cultura italiana?

Pier Paolo Pasolini è come il fascismo, giudicarlo come “unicum” è un gravissimo errore. Pier Paolo Pasolini è stato poeta, scrittore, sceneggiatore, giornalista, regista e soprattutto intellettuale. Come già detto il Pasolini regista non mi convince e non conosco a sufficienza gli altri aspetti artistici per esporre un giudizio. In quanto all’interpretazione di Totò andrei molto cauto, più che dirigerlo come nessun altro lo denaturò. Totò aveva molte spese e spesso nella sua carriera accettò lavori pur sapendo di essere manipolato. Capitò ad esempio con il film “Risate di gioia” di Mario Monicelli in cui la Magnani, appena reduce da un premio Oscar, riteneva di essere squalificata nel recitare con De Curtis. Totò lo sapeva perfettamente ma alla fine trovò un accordo. Parlando della sua collaborazione con Pasolini ritengo che, oltre a ragioni di convenienza, Totò accettò anche in vista di una rivalutazione artistica, poichè considerava – come in effetti è stato – che una certa critica molto severa potesse rivalutarlo come attore. Pasolini in fondo restava sempre un intellettuale molto distante dalla sua mentalità borghese. Per quanto riguarda Eduardo invece fu un feeling tra intellettuali comunisti (per fortuna Eduardo lo divenne solo in tarda età), posso garantire da studioso di Eduardo che fino alla prima metà degli anni sessanta il drammaturgo napoletano non lo avrebbe neanche preso in considerazione.

La vocazione primaria della libertà sessuale ‘caldeggiata’ a partire dal ’68 e la conseguente deriva pornografica miravano – correggimi se sbaglio – a ‘scandalizzare per liberare’, se mi passi i termini, operando così un profondo cambiamento. Questo traspariva nelle idee così come nelle opere di chi era coinvolto in determinati movimenti o correnti di pensiero. Oggi il porno non solo non scandalizza più, ma è diventato totalmente conformista e, a suo modo, bigotto. Trovo tutto questo grottesco e credo che una situazione del genere sancisca il definitivo crepuscolo di qualsivoglia aspirazione. Cosa resta oggi, Mario, del contesto storico in cui tu hai cominciato a fare hard – ammesso che sia rimasto qualcosa?

Nessun movimento di pornografia audiovisiva aveva scopi politici ma solo commerciali. I pochi ideologi della pornografia furono sfruttati e assimilati dall’industria nascente. Quello che resta oggi l’ho citato nelle risposte precedenti.

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