Intervista A Silvia Pepper

Da modella di nudo soft ed esplicito a performer hard, Silvia Pepper attraversa il mondo dell’erotismo nelle sue varie declinazioni. L’identità di ‘modella alternativa’ con cui si definisce è interpretata in maniera versatile: lo si deduce dall’autonomia con cui gestisce la sua immagine e le sue varie attività. Partiamo da qui per esplorare al meglio ‘la Peperoncina’

Silvia, ‘alternative model’ perchè…
Perchè non rispetto i canoni della modella classica. Tieni conto che io mi son sempre sentita ‘alternativa’ fin da ragazzina, è nella mia indole. Un mio tatuaggio sulla coscia dice: ‘I don’t give a fuck’, e mi descrive bene 🙂 Va da sé che, nell’ambito della moda, vengo ricercata da coloro che apprezzano e valorizzano la mia fisicità, prevalentemente fotografi professionisti con un loro studio ed amatoriali, molto meno dalle agenzie.

Da quanto tempo fai la modella?
Da sempre. Posso dire di essere cresciuta facendo la modella. La difficoltà che incontrano le agenzie nell’inquadrarmi credo derivi dalla mia altezza – sono 1 metro e 60 – e dalla presenza dei tatuaggi. La mia agenzia ideale sarebbe quella che ritrae le petite tatuate…tutt’altro che facile trovarla!

Di recente ho visitato il tuo profilo Pornhub, in cui possiamo vederti in scene da te ideate e realizzate. Parliamo di questo aspetto…
Ho iniziato a fare porno a livello amatoriale ma usufruendo di riprese professionali. Questo gestendo le varie fasi in prima persona incluse regia e montaggio, oppure col supporto di un videomaker di mia assoluta fiducia, senza rivolgermi alle varie produzioni, in totale autonomia decisionale. Quando si parla di genere pornografico, io mi propongo sempre come coppia in quanto lavoro con mio marito: queste sono le mie condizioni. Naturalmente una produzione ha le sue regole e le rispetto, clausole con cui tuttavia non mi trovo totalmente in sintonia.

Possiamo parlare dunque di ‘Ama Pro’ per i tuoi prodotti: scene amatoriali girate, come si diceva, con mezzi e tecnica professionale. Il tutto come coppia…
Esatto. Pur non essendo considerato ‘professionista’ nel senso comune del termine in uso nel settore hard, mio marito è un performer affidabilissimo ed è con lui che giro le mie scene etero. Dopodiché mi rendo disponibile anche a girare lesbo e fetish, con modelle che vengono a fare il casting da me. Se d’accordo, posso lasciare poi alle attrici una copia del prodotto finale in maniera da farlo caricare sulle loro piattaforme: così facendo ne traggono un guadagno diretto.

Direi che, dando un’occhiata, proponi vari approcci al porno: dalla situazione stuzzicante con squirting all’amatoriale vero e proprio, senza tralasciare performance estreme (doppia anale con dildo) e altre ‘mistress oriented’…
Si, tendo a variare la mia proposta girando cose diverse. Attualmente considero Pornhub come una ‘vetrina’ in cui, quando verranno poi riabilitate le vendite, ci sarà l’opportunità di acquistare da tutto il mondo. Va detto che oggi il mercato digitale in questo ambito è decisamente saturo, da parte mia cerco di mettere cura e qualità in ciò che faccio. E il riscontro di pubblico c’è: nel giro di un mese più di 19000 visualizzazioni.

Ipotizziamo che ti venga proposta una scena estrema – sai bene che la tendenza nel porno oggi è questa, il livello di intensità delle performance è molto alto. Cosa ti sentiresti di fare e cosa no?
Se parliamo di un threesome, ad esempio, girare con più donne e mio marito come performer maschile andrebbe bene. Non accetterei di girare questo tipo di hard con altri uomini, a meno che non si tratti di un fetish in cui, da mistress, mi trovi dalla parte del comando.

Una vera e propria produzione indipendente la tua, che ti vede autogestirti a tutti i livelli. Valuti questa come la tua dimensione di lavoro ideale o resti aperta anche ad altre soluzioni?
Mi sento a mio agio così, poi ascolto tutti coloro che mi contattano e faccio le mie valutazioni. Ma credo che dal punto di vista finanziario e per mia scelta personale non sia vantaggioso affidarmi ad un’altra produzione. Il fatto è che da fuori magari non emerge, ma il fare hard è un lavoro molto delicato. Ti spiego: secondo me un bel porno è quello ‘vissuto bene’, chi guarda deve assistere a qualcosa di ‘sano’. Spesso mi capita di vedere delle scene ‘strong’ in cui, a mio giudizio, le ragazze non si divertono affatto, avendo il pensiero rivolto al momento in cui verranno pagate: ecco, quello non fa per me.

Oltre a Pornhub, parliamo ora degli altri canali di cui disponi…
Anzitutto MYM e Onlyfans, fruibili tramite abbonamento. Ancor prima che esistesse questo tipo di social, io comunque mi organizzavo con vendite private di video personalizzati tramite Telegram. Questo riguarda anche vendita di set fotografici, cam, sexy chat e call: tutto può essere deciso direttamente con me consultandomi nel mio Telegram, che ritengo il mezzo migliore. Anche in questo caso, preferisco lavorare in autonomia completa bypassando quando possibile il tramite della piattaforma coi relativi costi: del resto il mio nome d’arte è abbastanza conosciuto in rete, è facile trovarmi.

Tornando invece a MYM e Onlyfans?
Facendo io sia del nudo esplicito che artistico, metto tutto lì in modo da poterlo far visionare anche ai fotografi. Oltre a questo, ho dei video completi che posso regalare nel feed, varie preview non presenti su Pornhub oltre ovviamente alla chat e alla possibilità di fare delle dirette live di gruppo con gli altri iscritti.

Abbiamo parlato di video hot, cam, call eccetera, come ti sei poi avvicinata all’hard?
Ho cominciato realizzando dei video sexy con accompagnamento musicale, che poi sfociavano nella scena hard vera e propria senza audio. Poi ho provato a mescolare il tutto: musica iniziale, scena hard dopo. Tieni conto che le richieste sono svariate: c’è chi vuol vedere solo lo strip, chi vuol vedere integralmente, chi preferisce l’amatoriale girato malissimo…un po’ di tutto.

Il tuo look ‘alternativo’, abbiamo detto, ti ha aperto delle strade precludendone delle altre. Esistono altri settori in cui sei stata richiesta?
Si: quello dei video musicali di genere rap e trap. Si tratta di collaborazioni in cui mi sono divertita, come ad esempio quella col rapper Damian. Questo tipo di occasioni non l’avrei trovato nel mondo della moda, è sempre interessante confrontarmi con cose diverse.

In futuro quali attività manderai avanti come prioritarie?
L’ambito fotografico per sempre. Io sono e resto una modella di nudo: sarà difficile vedermi scattare per uno shooting fashion. Benché mi sia cimentata in tutti i generi – dal portrait all’esplicito, passando per il glamour – il nudo resta la mia zona comfort, perchè so usare bene il mio corpo. Mi è capitato di fare uno chic nudo da studio in controluce: ecco, guardare quello è forse un mix di tutto quanto.

Eppoi proseguirai con la produzione hard?
Anche questa è una strada che mi interessa mandare avanti. Tenendo conto che già adesso faccio un po’ tutto da sola, anche dal punto di vista tecnico, potrei inoltre girare scene pur non prendendovi parte da attrice: non l’ho ancora fatto, ma è un’idea stuzzicante…

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