Intervista A Bella Hasaal

Bella Hasaal, come hai approcciato al mondo findom e al bdsm in generale?
Tutto è nato per caso. Come la maggior parte delle cose belle che accadono…una sera di Giugno ho conosciuto un ragazzo in un locale, amico di amici. Persona interessante, un buon lavoro, buona posizione sociale. Parlando del più e del meno, ad un certo punto mi ha detto sorridendo che il mio carattere lo attirava così tanto che si sarebbe fatto dominare volentieri da me…ecco. Una parola tira l’altra e mi ha presentato questo mondo…diciamo che è colui che mi ha introdotto.
Ho scoperto una vera passione. Probabilmente come dico sempre era già qualcosa che avevo e vivevo nel mio intimo, ma non ne conoscevo il nome. Ora ho la mia pagina Twitter, Onlyfans e sono membro di un gruppo su Kik di padroni e schiavi…

Il tutto è avvenuto in tempi recenti?
Pratico questo mondo da poco ma il tempo è del tutto relativo in questo contesto. Ho sicuramente molto da apprendere e conoscere, ma la qualità di dominatrice mentale è innata in me. Lavorativamente parlando svolgo già un ruolo decisione e di potere sugli altri. Qui si tratta solo di creare una connessione, un’affinità con lo slave per il soddisfacimento personale di entrambi, nel mio caso più mentale che fisico…
Sono molto selettiva. Amo un certo standard di slave, uomini per lo più con un buon percorso di studi, una buona dialettica. Mi piace l’aspetto mentale ecco. Il mio corpo è solamente uno “specchietto per le allodole” come mi piace definirlo…perchè parliamoci chiaro: di Mistress belle ed affascinanti ne trovi quante ne vuoi…per intraprendere questo percorso con una Miss nello specifico ci deve essere altro, qualcosa che ti è scattato sul piano cerebrale ancor prima che fisico.

In base a quanto mi dici, lo slave che può accendere il tuo interesse deve comunque avere delle qualità intellettuali elevate. Il bdsm è secondo te un universo in cui la psiche la fa da ‘padrona’ e in cui la componente fisica è, per così dire, una forma di completamento?
Assolutamente si. Mi trovi del tutto d’accordo! Le relazioni che instauro sono tutte a lungo termine, per cui una conoscenza comporta anche di poter spaziare da argomenti personali a lavorativi, dalle passioni bdsm ad altro. Il lavoro su un appagamento momentaneo e occasionale non mi interessa. Non pongo limiti alla conoscenza, tutto serve a mio vantaggio per poter avere più potere sugli slaves. Ma inevitabilmente un uomo interessante sarà tutto fuorché noioso!
Le sessioni e gli incontri avvengono solo successivamente alla conoscenza. Non incontro mai nessuno saltando questo aspetto.

La fase della conoscenza è nel tuo caso funzionale anche a stabilire quali tipo di pratiche – e quindi di sessioni – utilizzare per l’aspirante slave?
Si, in parte. Diciamo che nella fase conoscitiva si cerca di capire chi si ha davanti…alcuni si reputano slave ma sono solamente comandanti dal basso, altri si definiscono così ma vogliono solo la loro soddisfazione e poco importa della padrona…con chi invece ha davvero una tendenza ad essere slave scavo più in profondità attraverso domande mirate alle loro pratiche. Non tutte ovviamente incontrano i miei gusti: a quel punto faccio una terza selezione.

In base al tipo di pratica, nel bdsm si parla dei limiti entro cui la mistress può garantire allo slave di salvaguardare la sua integrità in maniera ‘safe, sane and consensual’. Ti chiedo: come riesce la Miss a stabilire il momento in cui interrompere una sessione ‘strong’? Esiste una modalità concordata in anticipo con lo slave per evitare di portarlo ‘al limite’?
In realtà in determinate sessioni si può concordare la parola di sicurezza da usare in caso estremo. È logico che per arrivare ad una sessione estrema vuol dire che ne hai già fatte svariate altre prima…io ad esempio ci arrivo sempre per gradi, in modo da allenare il corpo dello slave alla resistenza, al dolore…di solito ci si arriva dopo una buona conoscenza di entrambi: la Miss conosce il suo slave e sa cosa aspettarsi ogni volta. Questo significa ‘sane’. Cosa non meno importante è che la fiducia in questo rapporto è indispensabile! Non farei mai nulla che possa nuocere un mio slave.

Questo ci porta a parlare più nello specifico delle varie pratiche. Come è stato il tuo apprendimento di Mistress? Intendo dire, per perfezionare la conoscenza teorica e la messa in opera di pratiche impegnative sia fisicamente che mentalmente hai avuto una ‘mentore’ o ti sei mossa da autodidatta?
Direi che valgono sempre entrambe. Ho un mentore che come ho riferito precedentemente mi ha fatto conoscere questo mondo, ma ha anche risposto ai miei quesiti e alle mie problematiche, mi ha fatto ragionare su chi fossi inizialmente, su chi avessi voluto diventare, che approccio seguire con le persone che mi scrivevano, come gestire determinate richieste…e devo dire che è stato ed è tutt’ora prezioso! Dall’altra le situazioni che vivi sono tutte diverse l’una dall’altra in base a chi ti trovi di fronte. Quindi devi fare in modo che in buona parte sia anche l’istinto a guidarti. È un po’ come andare in bicicletta: posso darti tutti i consigli, ma la cosa migliore è che prima o poi sali su quella sella senza paura e inizi a movere i pedali. Ovvio anche che ci sono mille spunti sul web, dai video al forum…bisogna essere ingordi di tutte le informazioni per migliorare ogni giorno.

E’ importante allora evidenziare la necessità di un’analisi introspettiva anche per la mistress. Un guardarsi dentro in base alle esperienze che accadono nell’ambito di questa attività e confrontarsi con qualcuno disposto ad ascoltare…
Proprio perché non si finisce mai di imparare, lo ‘scaricare’ la propria esperienza su qualcun altro è fondamentale per una mistress, soprattutto quando si costruiscono prevalentemente rapporti a lungo termine, come nel mio caso. Fermo restando che questo ‘qualcuno’ sappia interpretare quanto gli viene detto e sia a sua volta all’interno del mondo bdsm: una persona estranea a certe dinamiche partirebbe inevitabilmente da un pregiudizio iniziale.

Essendo tu una dominatrice mentale, ti chiedo di approfondire il ‘concept’ su cui si basa la dominazione finanziaria, la Findom. A mio parere, si tratta di una pratica decisamente controversa e affascinante che, per certi versi, si differenzia rispetto alle altre. La peculiarità consiste nel fatto che, a fronte di un omaggio, il moneyslave non deve aspettarsi nulla in cambio, laddove in una sessione BDSM si verifica – correggimi se sbaglio – uno scambio, seppur su piani differenti D/s. Cosa ti senti di dire in proposito, possiamo considerare la Findom come una branca peculiare rispetto alle altre?
Hai utilizzato tre parole fondamentali: nulla in cambio. Lo slave non deve permettersi di pretendere alcunché: questa è una cosa che eccita e distrugge allo stesso tempo. Totalmente contro tendenza rispetto a ciò che ci impone la società, quindi difficile da accettare anche per lo slave stesso. Non a caso dopo l’incontro si razionalizza, ci si pente, si cerca di sottrarsi a questa “debolezza”, ma poi la Dea gli manca come acqua nel deserto. E si torna sulla giostra. Il maggior appagamento per una come me è sapere di possedere il tuo cervello, le tue emozioni, di saperti del tutto in balia di me e avere la tua devozione. Ciò significa portare anche a termine una missione: la piena accettazione di se. Spero tu riesca a capire.

Assolutamente si. A mio avviso emerge comunque un aspetto delicato che sta, per così dire, ‘a monte di tutto’, ovvero la lucidità e la sanità mentale dello schiavo in questione – questo nella findom come nel bdsm tutto. Voglio dire: incidere così profondamente nella psiche di una persona con evidenti patologie non rischia di ledere un equilibrio già di per sé precario? Da qui emerge un’altra questione: come può una mistress essere sicura di avere a che fare con un individuo affidabile, al di là delle nevrosi e delle frustrazioni che l’hanno portato a cercarti?
Parti con un pregiudizio: evidenti patologie. Non credo che sia proprio così: nella stragrande maggioranza dei casi entro in contatto con gente realizzata nel suo quotidiano. E’ proprio perché abbiamo tutto e puoi comprare tutto che il concetto di findom assume un interesse maggiore. Rispondendo alla tua domanda come si fa ad sapere chi hai davanti?! Con la conoscenza, quella che scava a fondo. Lo fai perché ti piace, non per lucro, altrimenti presa dalla foga dimenticherai certamente qualcosa…non leggerai i segnali. Si tratta anzitutto di una passione, solo dopo di un lavoro. Ritorniamo alle regole: avere cura… ‘safe’, sicurezza. Per entrambi.

Riguardo alle patologie intendevo qualcosa di più intimo e celato, estraneo alla posizione sociale che può benissimo essere soddisfacente e di rilievo, senza dubbio. Mi riferivo a quella sfera cerebrale che sfugge alla classificazione quotidiana, in cui ciascuno può segretamente coltivare manie e frustrazioni non avvertibili in una realtà apparentemente brillante e ‘importante’, ecco.
La realizzazione sociale non implica una pacificazione morale, in altre parole: è in virtù di quella che l’uomo si rivolge ad una Miss per sentirsi se stesso, libero e lontano dalle sovrastrutture del quotidiano secondo me. Tutto parte, direi, da una frustrazione dovuta all’impossibilità concreta di manifestarsi in un contesto familiare o lavorativo: ecco spiegato il senso della ‘patologia’ per come avevo utilizzato io il termine…

Adesso è tutto più chiaro. Credo fermamente che ognuno di noi si adatti al contesto sociale in cui vive, a delle regole condivise imposte dalla società che siamo obbligati a seguire pena “l’esclusione” dal gruppo…ma che bello é quando sai che sei accettato, senza se e ma da qualcuno. Una domanda che faccio sempre è: da quanto senti questa esigenza? La risposta è sempre la stessa: da sempre.
Ti dò la possibilità di mostrare solo ciò che sei, via tutte le maschere. Una via d’uscita. Dovremmo averne tutti una.

Al di là di certi luoghi comuni potremmo allora considerare il bdsm come qualcosa di catartico, liberatorio e vitalistico da entrambe la parti (D/s)?
Ovviamente si!!

La fase successiva alla sessione viene definita, correggimi se sbaglio, ‘after care’. Mi puoi spiegare in che cosa consiste in questo caso il lavoro della mistress sullo slave?
Parto dal presupposto che nonostante i ruoli considero lo slave col dovuto rispetto, una persona con una dignità. Sempre. In tutte le fasi. Questo non é così scontato: sicuramente dipende dal tipo di persona che ho davanti e dal tipo di sessione, però generalmente lo faccio focalizzare sul respiro, utilizzo un rafforzo positivo, fino a qualcosa di più materno come accarezzargli i capelli o fargli appoggiare la testa sulle mie gambe.

Terminerei con un excursus sulle modalità con cui tu ti presenti online. Anzitutto il linguaggio. Ho notato che sei particolarmente abile e incisiva nel proporre frasi brevi e ricche di imperativi perentori e suggestivi al tempo stesso. È questa la modalità verbale che ha maggior presa su un ipotetico lettore slave?
Utilizzo un lessico espressivo, per certi versi tagliente, che riesca in qualche modo a farti nascere un’emozione. Perché giriamo sempre intorno a questo. Frasi brevi, in modo che tu riesca a ripeterle nella tua testa o che ti proietti in una fantasia. “I cuori bruciano, i cervelli in tilt” per esempio.
I miei post sono dei manifesti espressivi, un inno ai miei slave, a quello che provo in prima persona, che mi fanno provare…magari è dedicato ad uno solo ma gli altri ci si rivedono ugualmente. È il mio premio per la loro fedeltà incondizionata, per il loro “amore”, la loro tenacia…è il mio modo per renderli importanti.
Un po’ come tutto nella vita deve essere fatto con consapevolezza e un po’ di testa: io ho studiato marketing e comunicazione, forse questo mi ha agevolato 😁 ma è bene ricordarsi che l’uomo è attratto da quello che vede meno – paradossalmente, rispetto ad un Twitter dove viene mostrato il più intimo atto sessuale, guadagno su Onlyfans non mostrando assolutamente parti intime. Ma è un discorso che potrei estendere alle foto come al linguaggio utilizzato, la sostanza di fondo non cambia.

Le tue ultime osservazioni portano a fare un ragionamento sulle foto che posti, in cui non si vede mai il volto. Ne deriva la percezione che chi ti osserva non deve assolutamente dare nulla per scontato come il vederti a viso scoperto. L’accesso al viso è, dunque, un conquista, non una concessione…
Certo. Teniamo conto che in un contesto di ‘osservazione digitale’ deve attivarsi da parte dell’utente anche una componente legata alla pura immaginazione: il non sapere ‘tutto e subito’ di una Miss è ulteriore fonte di eccitazione, sia nel reale che nel virtuale. Questo concetto è valido sempre quando parliamo di bdsm, a maggior ragione nell’ambito della dominazione finanziaria.

Bella Hasaal su Twitter https://twitter.com/bellahasaal
Il suo Onlyfans https://onlyfans.com/bellahasaal

Taggato con: